È zona gialla  Ma qualcuno  non riaprirà più
Piazza Garibaldi: con il ritorno in zona gialla ci si può nuovamente sedere al tavolino, mantenendo le distanze. Piccolo ritorno alla normalità (Foto by foto gianatti)

È zona gialla

Ma qualcuno

non riaprirà più

Esordio senza i temuti assembramenti. Ripartenza timida: ci sono attività che hanno chiuso

È stato un lunedì, senza infamia e senza lode meteorologicamente parlando, forse la giornata più fiacca per la socialità con la metà dei negozi chiusi e le scorie del week end ancora da smaltire nonostante il parziale lockdown, a salutare il ritorno in giallo della Lombardia, e dunque di Valtellina e Valchiavenna, Sondrio compresa.

L’ennesimo ritorno in zona gialla di questa altalena di colori cui la strategia di contenimento del virus ci sta nostro malgrado abituando, salutato già sabato, all’annuncio ufficiale dell’allentamento delle misure restrittive, dall’euforia di giovani e meno giovani che si sono dati appuntamento per festeggiare fuori dai bar aperti solo per l’asporto.

Ieri finalmente però gli oltre 1.100 tra ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi della provincia rimasti finora chiusi hanno potuto accogliere gli avventori al bancone e, per chi li ha, ai tavolini all’aperto o sotto i più caldi dehors o nelle sale da pranzo, seppure solo fino alle 18.

Dopodiché porte chiuse e via alla possibilità del servizio di asporto fino alle 22, mentre la consegna può essere effettuata senza alcuna limitazione oraria. Un’apertura che dimezza di fatto apertitivi e ritrovi serali e che ha spinto qualcuno, soprattutto tra i ristoratori, a decidere di prendersi ancora un po’ di tempo prima di tornare ad apparecchiare i tavoli che, in molti casi, sono abitualmente frequentati per la cena.

I bar e i ristoranti riaprono, ma pausa caffè e pausa pranzo non sono più quelle di prima. Il Covid ha cambiato le abitudini lavorative di molte società e tutti coloro che arrivando da fuori città si fermavano a mangiare in centro non ci sono più o sono molto limitati nei numeri. Non serve più prenotare i tavoli per riuscire a pranzare. La situazione non è facile.

Le aperture a singhiozzo insieme alla paura, alla crisi economica che la pandemia ha portato con sé, allo svuotamento degli uffici hanno messo in ginocchio tante attività, molte ieri non hanno riaperto. Altre non lo faranno più. Tra incassi azzerati e conti che non tornano le attività già in bilico da un punto di vista finanziario o di motivazione personale difficilmente riapriranno le porte.

A Sondrio è già certo che resteranno abbassate le serrande del Bistrò km0 di via Trieste - che lo ha annunciato pubblicamente su Facebook - e del bar Tiffany in fondo alla galleria Campello, ma ieri mattina anche il bar Nazionale non aveva luci accese e porte aperte, solo un laconico “latte - zero” messaggio ai fornitori sulla vetrina.

La desertificazione che avanza, dice qualcuno. La conferma di un processo che a Sondrio era già iniziato da tempo e che la pandemia non sembra aver fatto altro che accelerare. Ma è presto per dirlo. È inverno, non fa caldo e il lunedì è la peggior giornata per la socialità come dimostra il ritmo lento con cui si è trascinata tutta la giornata. Neppure il pomeriggio ha fatto registrare particolari movimenti intorno ai locali del centro. Sicuramente non tanti quanti se ne sono visti sabato.


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