Dove si vivrà nel futuro?  La montagna vince la sfida
Luca Mercalli, il presidente della Società meteorologica italiana

Dove si vivrà nel futuro?

La montagna vince la sfida

RiscaldamentoIl meteorologo Mercalli: «Riscossa del territorio “minore”

A parte le grandi località, il resto delle terre alte è del tutto disabitato»

Il riscaldamento globale? Una spinta in più per tornare ad abitare la montagna, anche quella più «sfigata».

Davanti ai cambiamenti climatici in atto, molti dei quali senza precedenti in migliaia, se non centinaia di migliaia di anni, e alcuni irreversibili in centinaia o migliaia di anni, le località alpine sembrano mostrare qualche chance in più.

Ne è convinto Luca Mercalli, il presidente della Società meteorologica italiana, che ospite venerdì alla sala Succetti di Sondrio ha illustrato i contenuti salienti del sesto rapporto Ipcc, sui cambiamenti climatici, prima parte del rapporto di valutazione (AR6) che sarà completato nel 2022, che parlano di riscaldamento globale, di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra ormai insostenibili. È un dato che molte caratteristiche dei cambiamenti climatici dipendono direttamente dal livello di riscaldamento globale, anche se ciò che le persone vivono in prima persona in diverse aree del pianeta è spesso molto diverso dalla media globale.

Certamente il riscaldamento globale si fa sentire anche in montagna. Negli ultimi 150 anni le Alpi si sono riscaldate di un paio di gradi e i ghiacciai si sono ridotti di oltre il 50%. Ma in pianura va peggio, con ondate di caldo africano che sempre più frequentemente portano i termometri attorno ai 40 gradi e oltre nelle città, il cui clima estivo è sempre più invivibile.

«Per questo - sostiene Mercalli che infatti nelle Terre Alte, a 1650 metri in Piemonte, si è trasferito - la montagna sarà sempre più una zona rifugio, dove vivere, abitare e lavorare». La riscossa di tutto quel territorio a cui «a parte le grandi località turistiche che sono una manciata nelle Alpi, dove c’è lo chalet da 15 milioni di euro - dice Mercalli - può essere messo il bollino di “sfigato”. Proprio così: sfigato. Abbiamo enormi zone delle Alpi e dell’Appennino disabitate che si sono svuotate negli ultimi 50 anni. Da sempre c’è un invito a ripopolarle, ora il riscaldamento globale è un motivo in più per pensare di recuperare e rivitalizzare i vecchi borghi abbandonati o trascurati. Perché quando ci saranno 50 gradi a Milano, probabilmente entro i prossimi 10 o 20 anni, avere la montagna a un’ora di macchina vuol dire tanto».

E dunque riscaldamento globale come spinta alle migrazioni in quota, alla riappropriazione di tutti i piccoli paesi spopolati. Con l’opportunità in più offerta dal telelavoro «che - sottolinea Mercalli - evita anche tutte le emissioni del viaggio fisico, considerando che ridurre le emissioni nel trasporto è molto difficile».

Il telelavoro è dunque una grande opportunità per la montagna, a patto di colmare il divario digitale ancora esistente con la realizzazione delle infrastrutture necessarie, per una montagna da abitare stabilmente, non da pendolare.

«I borghi e le baite possono essere recuperati e rivitalizzati, ovviamente secondo i criteri della riqualificazione energetica a basse emissioni - dice Mercalli - per costruirci la propria vita, per ospitare sia attività tradizionali come ricettività turistica, agricoltura, allevamento e selvicoltura ma pure nuovi mestieri, ricerca scientifica, scrittura, formazione, attività artistiche e professionali».


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