Don Diego Fognini: «Assuntori di droga giovanissimi. Le famiglie dove sono?»
Don Diego Fognini coordina “La Centralina” a Morbegno

Don Diego Fognini: «Assuntori di droga giovanissimi. Le famiglie dove sono?»

il sacerdote che da anni combatte la droga in Valle si interroga sul ruolo delle persone adulte.

Spaccio all’aperto, sotto lo sguardo di tutti al parchetto dietro la ferrovia di Morbegno. Coinvolti numerosi richiedenti asilo ospitati in strutture di accoglienza. Tra i commenti anche quello di don Diego Fognini, parroco e operatore antidroga attivo da quasi trent’anni, con la comunità territoriale e di accoglienza “La Centralina” a Cermeledo, una autorità nell’impegno al contrasto dello spaccio e delle sostanze.

«Sugli spacciatori richiedenti asilo – commenta don Diego – per ragazzi tenuti a far niente o quasi, senza prospettive che non siano avere un letto e il pasto, c’è da credere che siano stati visti come una facile manovalanza da chi gestisce lo spaccio. Non gli si deve concedere comunque nessuna scappatoia, siamo in un paese dove ci sono delle regole e vanno rispettate. Mi viene anche da pensare per come andavano nei parchetti a spacciare, - aggiunge – che abbiano preso incarichi da altri, per fare qualche soldo, senza sapere bene quali potessero essere le conseguenze a cui andavano incontro. Anche perché non stavano appartati, erano evidenti». «Io so – aggiunge il parroco – che se tu scegli di aiutare un altro, un uomo che ha attraversato i deserti e il mare per cercare una opportunità, poi lo devi aiutare sul serio. È più faticoso che metterli semplicemente sotto un tetto, ma noi abbiamo avuto esperienze diverse, abbiamo ospitato pochi ragazzi, li abbiamo seguiti, abbiamo profuso impegno, come facciamo con chiunque, con i ragazzi che hanno problemi di alto tipo, con gli adulti senza dimora, abbiamo detto con chiarezza quali fossero le regole per potere restare. E i risultati sono stati nel tempo diversi».

«Mi preme comunque andare a fondo sul fenomeno del consumo da parte di ragazzini molto molto giovani. Ragazzi che andavano a comprare anche da questi. Sento dire e si parla, in un ambiente che seguo da tanti anni, – afferma – di giovani che a 11 anni sono già in giro con le canne in mano. E non è possibile, non è possibile che non ci si occupi di questo come un grave problema sociale. Se è così, è bene raccogliere le osservazioni e mettersi a confronto, istituzioni, realtà antidroga. Ed è bene che vengano interpellati degli specialisti, che stanno sul territorio. Noi e anche altri, qualche cosa da dire dopo 30 anni di impegno la abbiamo, occorre costruire delle risposte».

«Frequento le scuole – aggiunge don Diego – come docente e come relatore e vedo ragazzi di 11, 12 anni andare in giro con tanti soldi messi a disposizione dalle famiglie. Tirano fuori con disinvoltura 50, 60 euro. E questo è un risultato di una società nella quale non si insegna più ai minori a vivere con responsabilità, non parliamo di coerenza che non si sa neanche più cosa sia. Si vive sul momento, sul “chissenefrega”, o e poi vedremo e questa è senz’altro una sconfitta per l’adulto e la famiglia. Poi si va alla ricerca di chi mette le pezze sulle ferite. La realtà – dice poi – è che nessuno ha la chiave di lettura preconfezionata per questo tipo di problemi, che però vengono avanti. Di certo, o impariamo tutti a dare il proprio contributo e occorre impegnarsi, trovare il tempo per i ragazzi, per stare con loro, da adulti, o non ci salveremo più, la nostra società non si salverà più».


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