Discoteche, si riapre  «Ma fateci ballare»

Discoteche, si riapre

«Ma fateci ballare»

Si entra se in possesso di “green pass”. È questa la condizione che il settore dei locali da ballo è pronto a far rispettare purché le sue piste possano tornare a rianimarsi

La campagna vaccinale anti Covid corre e l’Italia intera è vicina a diventare un’unica zona bianca. Per gli imprenditori dei locali da ballo, che non stanno praticamente lavorando da 15 mesi, è quindi venuto il momento che il governo affronti la questione delle aperture delle discoteche. Ma non per attività correlate di ristorazione o lo svolgimento di spettacoli (che la normativa in vigore consente già in zona bianca), quanto per ricominciare a ballare e farlo senza dover imporre limitazioni: come l’obbligo di indossare la mascherina e mantenere una distanza di sicurezza (come era stato disposto un anno fa quando, per una breve parentesi estiva, ai locali da ballo era stato consentito di riaprire le proprie piste).

A chiederlo ufficialmente è Maurizio Pasca, imprenditore salentino, presidente nazionale del Silb (sindacato italiano locali da ballo) che indica anche una data a cui, a suo avviso, il governo potrebbe far ricominciare a ballare in locali pubblici: il 21 giugno, giorno in cui verrà abolito il coprifuoco. Pasca, però, non si aspetta certamente che ciò possa avvenire liberamente: «Diciamolo: sarebbe da irresponsabili chiedere e aspettarsi di ottenere una cosa del genere - sostiene - Ci sembra però pienamente legittimo domandare che i nostri clienti tornino a ballare nei nostri locali purché siano in possesso di “green pass”» ossia la «certificazione verde» nazionale che si ottiene se si dimostra di essere stati vaccinati (anche dopo la prima dose), di essere guariti dal Covid o di essersi sottoposto a tampone.

La discriminante

Il presidente nazionale del Silb ne fa anche una questione di equità: «Ormai, con determinate precauzioni hanno aperto tutte le attività: bar e ristoranti anche al chiuso, piscine scoperte e coperte, persino parchi tematici e centri socio-ricreativi. Mi chiedo, quindi, perché a breve non dovrebbe toccare anche ai locali da ballo: sarebbe altamente discriminante nei nostri confronti. Senza contare, poi, che in molte città italiane per diversi motivi si vedono continuamente assembramenti di migliaia di persone mentre nel 70% dei locali che fanno parte del nostro sindacato, è bene farlo presente, non ci stanno più che 200/300 persone».

Il Silb poco tempo fa aveva proposto al Governo una sperimentazione che prevedeva l’apertura di due locali da ballo in due diverse località, al Nord e al Sud, secondo un ben definito protocollo di sicurezza: certificazione di essere immuni grazie all’essere guariti dalla malattia o essere stati vaccinati, oppure un tampone molecolare fatto entro le precedenti 36 ore da rifare poi nei 7 giorni successivi: «In merito - rivela ancora Pasca - non abbiamo ricevuto nessuno riscontro. La proposta risale però ormai a mesi fa: a fronte di come sta celermente procedendo la campagna vaccinale tutto ciò può essere ormai considerato superato e ci può essere concesso di riaprire le nostre piste da ballo purché si faccia entrare persone solo immuni. Senza però ulteriori limitazioni come una capienza ridotta, l’obbligo della distanza o della mascherina. Altrimenti verrebbe da chiedersi: cosa ci vacciniamo a fare?».

I locali chiusi per sempre

Il sindacato italiano locali da ballo proprio ieri è quindi tornato a sollecitare il governo ad iniziare a concentrarsi sul settore e a dare un risposta ai suoi appartenenti che, secondo Pasca, sono ormai seriamente a rischio estinzione.

Sono circa 2.400 i locali da ballo in Italia: «Il 30% di questi locali - conclude il presidente del Silb - ha già chiuso perché è passato più di un anno senza poter lavorare, ma dovendo comunque fra fronte a spese fisse e tasse. Se dal punto di vista lavorativo perderemo anche l’estate in corso allora a questo 30% se ne aggiungerà un altro 40%».


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