«Dimettersi era l’unica strada  Problemi sorti fin dall’inizio»
L’ultimo consiglio comunale di Albosaggia prima della crisi

«Dimettersi era l’unica strada

Problemi sorti fin dall’inizio»

Albosaggia, intervengono gli ex componenti della maggioranza. «Lavorare in questo clima era diventato insostenibile, ora si riparte»

Precisano che non deve essere letta come una replica all’ex sindaco di Albosaggia Fausto Giugni, che ieri da queste colonne si è detto tradito dagli ex “compagni di squadra”, senza lesinar loro critiche. Piuttosto la nota stampa dei dimissionari di maggioranza Stefano Piasini, ex-vice sindaco, Michele Giugni, ex-assessore al Bilancio e all’Istruzione, Gelsi Bagini, Sergio De Bernardi, Silvia Paruscio e Alberto Fortini mette nero su bianco, che l’intesa si era incrinata dopo neanche un anno di governo.

Tant’è: «Lavorare in questo clima era diventato insostenibile, già dall’inizio ci sono stati dei problemi e il sindaco - ossia Fausto Giugni - questo lo sapeva benissimo: ne sono la prova le dimissioni di Michele Giugni nel luglio del 2015 e del vicesindaco Piasini nel 2016, mai accettate dal primo cittadino». Quindi di dimissioni s’era già parlato. Poi sono arrivate quelle irrevocabili del 2 febbraio: «Una scelta difficile e sofferta, ma inevitabile e ragionata».

Al contrario di quanto sostiene l’ex-sindaco Giugni che l’ha definita contraddittoria, i dimissionari la ritengono «una scelta responsabile, soprattutto nei confronti della popolazione e del paese: in questo modo non perde tempo e può subito ripartire».

Essendo arrivate le dimissioni entro il 24 febbraio - termine ultimo per ritornare alle urne, limitando il periodo di commissariamento -, il Comune orobico potrà scegliere il futuro sindaco alle elezioni amministrative tra maggio e giugno.«Approvare il bilancio 2018 - documento licenziato nella seduta dell’1 febbraio - significa permettere agli uffici di non lavorare in regime provvisorio e fa specie che dopo quattro anni questo l’ex sindaco non l’abbia ancora capito».

Stando alla loro versione dei fatti, non c’era altra via di uscita, se non le dimissioni: «L’alternativa sarebbe stato un anno e mezzo di discussioni, con la paralisi del Comune». Così non si poteva andare avanti anche per «mancanza di dialogo con noi consiglieri dimissionari». Ma non solo. Anche «con gli uffici comunali, con i quali fin da subito c’è stato attrito e incapacità di interfacciarsi».

Dopodiché entrano nei meriti delle opere realizzate: «Le cose portate avanti in questi anni sono il frutto di fattiva collaborazione di tutto il gruppo di maggioranza, con gli uffici ed enti sovracomunali, che ringraziamo e dove spesso l’ex sindaco ha recitato un ruolo di mera comparsa», nonché «una persona che non si è mai dimostrata all’altezza del proprio compito».

Tuttavia «per il bene del paese e per il senso di responsabilità abbiamo deciso di sopportare, senza interrompere la programmazione, fino al completamento degli obiettivi, con l’ultimo consiglio». Infine «la spaccatura tanto sbandierata sembra più il frutto di una regia esterna, che la reale situazione percepita a oggi in paese, visti anche i numerosi attestati di stima ricevuti». E concludono: «Comunque qualora ci fossero tre o quattro liste, vuol dire che il paese è vivo e dinamico».


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