Dighe alla Regione, milioni in Valle
La rivoluzione dell’idroelettrico è diventata realtà

Dighe alla Regione, milioni in Valle

Il patrimonio delle acque. Passato definitivamente giovedì alla Camera, il decreto “Semplificazioni” ora è legge. La partita finisce nelle mani di Milano - Parolo ha votato a Roma: «Il compimento di una battaglia storica».

Dighe alle Regioni allo scadere delle concessioni, pagamento dei canoni aggiuntivi per le produzioni proseguite in via temporanea, quota di energia elettrica gratuita per i territori e soprattutto la possibilità di una gestione pubblico-privata. La rivoluzione dell’idroelettrico annunciata le scorse settimane, è realtà. Almeno in linea teorica.

Giovedì la Camera dei deputati ha votato in via definitiva il cosiddetto decreto Semplificazioni che ora è legge dello Stato. E con esso l’emendamento presentato da Massimiliano Romeo della Lega sullo sfruttamento delle acque.

«Dopo anni di battaglie politiche, sia in Parlamento che successivamente in Regione Lombardia, portate avanti spesso in solitudine - annunciava sulla sua pagina Facebook Ugo Parolo -, alla Camera il destino mi ha riservato l’onore di votare una legge che potrebbe cambiare il destino dei territori alpini. Il percorso ovviamente non è concluso, ma le premesse per concretizzare il sogno ci sono tutte. Se quel che abbiamo tentato ripetutamente di fare nei decenni scorsi oggi è legge dello Stato è semplicemente perché in politica oltre alla volontà - e quella non è mai venuta meno - contano i numeri. E oggi questa legge è stata approvata perché grazie a Matteo Salvini la Lega è il primo partito a livello nazionale».

Una soddisfazione politica, ma anche personale quella di Parolo in Parlamento nel 2000 per il cosiddetto decreto Bersani e in Regione nel 2010 quando la Lombardia, secondo il principio di cedevolezza contenuto, tradusse in legge il contenuto dell’articolo 15 della Finanziaria che introduceva il principio della compartecipazione degli enti locali alla gestione delle società idroelettriche, insieme all’adeguamento dei canoni. Legge poi impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale con relativi sogni infranti.

Ora però le cose sono diverse, i rischi di ricorsi da parte dei concessionari certo ci sono, ma l’impianto legislativo è solido non foss’altro perché, come ribadisce Parol, «è una legge nazionale che vale per tutte le regioni e che non lede alcun diritto. Possiamo festeggiare». Senza dimenticare, come lo stesso onorevole ammonisce, che è una tappa importante, sì, ma non il traguardo: «La Regione ora è chiamata a concretizzare questa possibilità e lo deve fare quanto prima».

Parolo, come già Massimo Sertori, è certo si tratti di una svolta importante per la provincia di Sondrio che da sola fa il 13% della produzione idroelettrica nazionale. La legge prevede, infatti, che le dighe passino gratuitamente alla Regione una volta scadute le concessioni e che Milano le affitti ai concessionari introitando i canoni ordinari «e di questi - spiega Parolo - almeno il 60% deve andare al territorio su cui insistono gli impianti».

Non solo. È prevista una quota di energia gratuita tra quella prodotta su tutte le grandi derivazioni, che potrà essere utilizzata nell’ambito dei servizi pubblici ed è introdotto l’obbligo di pagamento per i concessionari di canoni aggiuntivi per l’esercizio transitorio (dalla scadenza della concessione al suo rinnovo). «E - sottolinea Parolo - per la provincia di Sondrio si tratta del 100% della quota, secondo quanto stabilito dalla vecchia legge regionale, e quindi svariate decina di milioni di euro». Basti pensare che tutte le concessioni di Edison e A2A sono scadute tra il 2015 e il 2017, mentre restano attive quelle di Enel ed Edipower che scadranno tra dieci anni, nel 2029.

Infine, la nuova legge dà alla Regione la possibilità di gestire le concessioni attraverso società pubblico-private «che significa - dice Parolo - che la Provincia può tenere la titolarità della concessione e il partner privato scelto la gestisce attraverso una quota societaria».


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