Diga quasi vuota, ma l’allerta rimane
Viavai di gente ieri alla diga di Villa di Chiavenna per osservare la situazione del bacino (Foto by foto lisignoli)

Diga quasi vuota, ma l’allerta rimane

Grossi timori a Villa di Chiavenna per i quattro milioni di metri cubi di materiale caduti dal Pizzo Cengalo. Ponti delle ciclabili e itinerari restano chiusi - Interrotte definitivamente le ricerche degli otto escursionisti dispersi.

C’è una situazione di calma apparente, ma l’attenzione resta elevata in tutta la Val Bregaglia, soprattutto in vista di eventuali piogge. Ci sono ancora 4 milioni di metri cubi di materiale che fanno paura. A Villa di Chiavenna la diga è stata parzialmente svuotata dal limo e a Bondo gli escavatori lavorano senza sosta per liberare il bacino di contenimento.

Dalle prime ore del mattino di ieri sono andati avanti nella località della Val Bregaglia svizzera gli interventi di rimozione delle rocce e dei detriti dalla zona della confluenza fra il torrente che scende dalla Val Bondasca e il fiume Mera. Inoltre sono state fatte esplodere alcune mine per frantumare i blocchi dalle dimensioni maggiori. Sono opere indispensabili, dopo la grande frana dal Pizzo Cengalo di mercoledì scorso e la seconda colata di venerdì pomeriggio, per creare una via di sfogo in caso di arrivo di nuovo materiale. Una colata di detriti impiega circa 300” a scendere dalla Val Bondasca fino al paese. Alcune persone monitorano in tempo reale la situazione dai versanti e un elicottero è in volo sopra l’abitato. I geologi del Canton Grigioni stanno analizzando la situazione. I dubbi sono tanti e rilevanti e sono legati, come premesso, soprattutto all’impatto di eventuali piogge. Ma sembra inevitabile che nel giro di pochi mesi anche l’ultimo milione di metri cubi rimasto pericolante sul Cengalo cadrà a valle dopo i quattro della scorsa settimana, di cui tre sono ancora in Val Bondasca.

Tocca a Omar Iacomella, vicepresidente vicario della Comunità montana della Valchiavenna, il compito di fare il punto sulla situazione nella parte italiana della vallata. «Il limo presente nel bacino di Villa era circa 700mila metri cubi e si è iniziato a farlo defluire con l’apertura della diga e il lavoro degli escavatori – ha spiegato -. Le conseguenze sull’alveo della Mera sono state evidenti, tanto che in alcuni punti c’è stato un innalzamento di varie decine di centimetri e ben conosciamo le conseguenze di quest’ultima settimana sulla fauna. I ponti delle ciclabili restano chiusi, come tutti gli itinerari. In caso di piogge o di nuove colate non vogliamo correre rischi».

Ieri non sono proseguite le ricerche degli otto dispersi – quattro tedeschi della zona di Stoccarda, due svizzeri del Canton Soletta e due austriaci della Stiria dati per dispersi dopo la frana di mercoledì del Pizzo Cengalo in Val Bregaglia. Lo ha reso noto la Polizia cantonale, che in un primo tempo aveva comunicato la temporanea sospensione delle ricerche per ragioni di sicurezza. È stato appurato che gli escursionisti si trovavano proprio nella zona della frana, scesa a valle al momento del distacco ad una velocità di 250 chilometri orari. Inutile proseguire. Intanto sono state notate delle persone che hanno cercato di superare i limiti imposti dalle autorità e la sorveglianza è stata potenziata, anche per prevenire eventuali casi di sciacallaggio. A Villa, invece, non sembra creare particolari problemi la presenza di curiosi nel parcheggio della contrada Zernone. Sono state centinaia le persone che hanno osservato, ieri, la diga in condizioni inedite dopo lo svuotamento.


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