Dieci ore sotto la slavina: una storia  diventata libro
Alessio Pezzotta, l’alpinista bergamasco autore di un libro

Dieci ore sotto la slavina: una storia

diventata libro

A Gerola Alta ospite l’alpinista Alessio Pezzotta. Fu salvato sul Pizzo Tre Signori

Serata sulle esperienze di “survival”. Martedì sera a Gerola, in occasione del ciclo di incontri e racconti di montagna “Ad un passo dal cielo”, promosso dall’Ecomuseo, si è tenuta la conferenza di presentazione del libro del bergamasco Alessio Pezzotta, intitolato “Miracolo di Natale”, che nel dicembre del 2014 fu travolto da una valanga sotto il pizzo Tre Signori.

È il 18 dicembre 2014: un alpinista mite e impetuoso, sale con due compagni d’ascensione lungo il versante bergamasco del Pizzo, vetta di 2.554 metri di quota, uno dei tragitti classici delle Alpi Orobie. La salita, una escursione dalle difficoltà blande d’estate, su una cima maestosa, sullo spartiacque delle tre province lombarde, Sondrio, Bergamo e Lecco, d’inverno presenta gli ostacoli dati dal contesto innevato e l’ambiente può presentarsi molto più impervio. Pezzotta ha 40 anni, con lui ci sono i compagni di cordata Gigi Vassalli e Oscar Secomandi. Il gruppo inizia la salita dal versante della Val Brembana intorno alle 6 del mattino, il tempo è bello, le condizioni rassicuranti. Ma ha nevicato appena due giorni prima. I tre superano quota 1.500, «e non c’è neve: neanche l’ombra», arrivano a 1.800 metri dove l’ascesa si fa un più difficoltosa e di neve cominciano a trovarne, salendo diventa tantissima, fresca, appena scesa. Si devono usare le ciaspole per procedere. Uno dei tre compagni di avventura non le ha e decide di tornare indietro. Gli altri proseguono. La salita diventa complessa, un secondo alpinista viste le condizioni severe e inaspettate della montagna in quota decide a sua volta di tornare indietro: rinuncia. Pezzotta punta alla vetta. Incontra un tratto di rocce instabili, decide di spostarsi dalla linea di salita, indirizzandosi verso un pendio per il quale l’ascesa sembra più agevole. E traversa un canale.

Alle 13,20 scatta la sua ultima fotografia della giornata, qualche minuto dopo il pendio su cui si sta muovendo cede e gli parte sotto i piedi, la slavina lo travolge. Sotto la neve fresca resterà sepolto per dieci ore, per poi essere tratto in salvo, miracolosamente, dal Soccorso alpino valtellinese, stazione di Morbegno e della Valgerola.

A Gerola martedì si è parlato della storia di Pezzotta, uno dei pochi uomini al mondo sopravvissuto per dieci ore sepolto sotto una slavina. «Ho avuto paura per un momento, il tempo di capire che si sta staccando la valanga sotto i tuoi piedi, che stai precipitando. Mentre venivo trasportato dall’onda di neve fresca - ha ricordato lucidamente - io “nuotavo” come si raccomanda di fare in queste situazioni. Si cerca annaspando di muovere le braccia, per restare sulla superficie della slavina. E quando lo smottamento di neve si è arrestato, ho capito che ero sepolto: ma sapevo di non avere molta neve sopra la testa». Prima l’alpinista bergamasco crea con le mani un piccolo spazio davanti alla bocca, al naso. Poi scava sopra la testa. Riesce a fare sporgere la mano, la vedranno dopo dieci ore, durante le ricerche notturne alla luce della pila frontale i soccorritori, volontari della Bassa Valtellina, che lo liberano.


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