Delitto a Sondrio, lo squillo in Questura  che ha evitato il suicidio di Paganoni
L’uomo aveva pianificato un omicidio-suicidio

Delitto a Sondrio, lo squillo in Questura

che ha evitato il suicidio di Paganoni

La telefonata fatta dall’uomo dopo aver ucciso la sorella ha fatto guadagnare minuti preziosi ai poliziotti intervenuti nell’abitazione.

Quando ha alzato la cornetta per chiamare il 112 non voleva costituirsi. Giulio Paganoni, 73 anni - oggi accusato di omicidio di primo grado aggravato dai legami familiari - non sopportava l’idea che i corpi senza vita - quello della sorella che aveva appena strangolato e il suo - avrebbero potuto essere scoperti magari dopo diversi giorni. «Venite, ho ucciso mia sorella e adesso mi impiccherò. Ho lasciato soldi e istruzioni. Grazie».

Sono queste le parole che l’operatore ha udito dall’altro capo del telefono: un uomo anziano con un filo di voce che si stava liberando di un peso prima di lasciarsi cadere in un cappio. Intuita la gravità della situazione, l’agente è stato in grado di trattenere l’uomo al telefono, il tempo necessario per dare modo ai colleghi di raggiungere l’appartamento in via Torelli.

Ed è lì, al primo piano della palazzina al civico 61, che la volante di Sondrio ha scoperto il corpo ormai esanime di Andreina Paganoni, 15 anni più anziana del fratello e il cappio che il signor Giulio aveva già preparato con una corda legata all’inferriata di una finestra. Tutto era pronto per farla finita. Omicidio suicidio avrebbe dovuto essere. Sul tavolo, in cucina, due buste: una contenente il messaggio di addio ai familiari. Una manciata di parole per spiegare cosa e perché era successo nella sua testa. L’altra busta, invece, conteneva i soldi per pagare il funerale di sua sorella e il suo.

Una volta in Questura, affiancato dal suo legale - Giuseppe Romualdi - l’uomo ha raccontato per filo e per segno quello che era accaduto. La sua paura di non riuscire più a prendersi cura di Andreina con cui viveva da una vita ormai. La sorella nel 2012 era rimasta colpita da un ictus: parlava male e faticava a muoversi. Tutte le incombenze di casa spettavano quindi a lui. Ma non si era mai lamentato.

Poi, però, ultimamente, la situazione era davvero precipitata. La sorella la notte esigeva una costante e premurosa presenza. Aveva bisogno di essere cambiata anche più volte e lui a fatica aveva accettato l’idea di fare entrare in casa loro una badante. Ma il rimedio si era rivelato peggio della malattia: con quella donna straniera non aveva legato perché la vedeva poco attiva, e per nulla disposta a condividere almeno in parte quel dramma che invece lo stava annientando. Liquidata la bandante, si era rivolto ad alcune vicine che per la verità non gli hanno mai fatto mancare il loro sostegno.

Poi però deve aver pensato che quello in cui era finito era un tunnel senza uscita e ha preso la scellerata decisione di uccidere Andreina e di togliersi la vita. Alla sorella, dopo averla lavata e cambiata, ha stretto attorno al collo un foulard e non ha mollato la presa sino a quando non l’ha più sentita respirare. A quel punto ha sistemato le cose che non voleva lasciare in sospeso. E quando è giunto il momento di farla finita, ha fatto quella telefonata. Che gli ha salvato la vita.


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