Dalla protesta a Roma  all’annuncio sui social  «Lelacafè apre lunedì»
L’esterno del Lelacafè, il bar di Dubino che da lunedì potrebbe riaprire nonostante i divieti

Dalla protesta a Roma

all’annuncio sui social

«Lelacafè apre lunedì»

Dubino. È esasperata Emanuela Mognol, la titolare. «Da un anno chiusi con due dipendenti in cassa. Perché all’autogrill si può consumare e da noi no?»

«Abbiamo seguito tutte le regole, vediamo riaprire attività di ogni tipo eppure a noi è ancora impedito accogliere i nostri clienti. L’attività di asporto con queste restrizioni diventa frustrante e poco redditizia e i ristori statali sono briciole rispetto alle necessità. Non è più tempo di rinviare: ora ci deve essere permesso di lavorare». È ciò che sostiene Emanuela Mognol, proprietaria del Lelacafè bar a Nuova Olonio, che gestisce in società con il marito e che dà lavoro a due dipendenti.

Esasperata da più di un anno trascorso fra chiusure totali, aperture solo per l’asporto, piccoli sprazzi di riaperture fra mille precauzioni, guadagni insufficienti anche solo a coprire le spese generali, la barista è arrivata ad annunciare l’apertura del bar per lunedì prossimo: «Una provocazione - spiega Emanuela - dettata dalla rabbia e dallo sconforto per una situazione che sembra non sbloccarsi mai per la nostra categoria».

Insieme alla collega Carlotta del New Energy bar di Novate Mezzola, Emanuela ha preso parte lunedì scorso alla manifestazione del movimento di protesta IoApro, che si è svolta a Roma. Sull’onda di quell’esperienza ha annunciato sui social di voler riaprire il suo locale dalla prossima settimana: «Chi vorrà potrà sedersi ai tavoli della nostra veranda, con distanze e in sicurezza - ha scritto - perché non vedo differenze fra questa possibilità, che non ci è concessa, e quella di consumare ai banconi o ai tavoli degli autogrill».

«Rimango convinta di quanto ho scritto - spiega la proprietaria del Lelacafè -, ma l’unica cosa che mi blocca dal metterlo in pratica è la volontà di tutelare i miei clienti a cui non vorrei mai che fossero date delle multe. Anche loro in qualche misura sono vittime di una situazione che adesso non è più soltanto incomprensibile, alla luce delle svariate attività riaperte, ma anche insostenibile sia economicamente sia psicologicamente».

E aggiunge: «Ad agosto saranno 10 anni dall’inaugurazione del nostro locale e io e mio marito manteniamo così la nostra famiglia. Abbiamo due dipendenti, in cassa integrazione e quindi con entrate ridotte anche per loro. Ci siamo adeguati, abbiamo rispettato ogni decisione e ogni protocollo da seguire per la sicurezza nostra e dei clienti e ora siamo convinti che non sia più tempo di aspettare o rinviare: i ristori non ci interessano, vogliamo che ci sia restituito il diritto di lavorare e provvedere alle nostre famiglie. Nessuno ha intenzione di tralasciare la sicurezza - afferma - e nel nostro caso abbiamo gli spazi per garantirla anche nelle zone del bar all’aperto. Non vogliamo attendere altre settimane, è una decisione che va presa al più presto, altrimenti saranno in tanti a rischiare di non riaprire più».


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