Dal Giappone via libera alla bresaola  Coldiretti-Rigamonti, progetto vincente
La bresaola valtellinese trova un’importante apertura sul mercato giapponese

Dal Giappone via libera alla bresaola

Coldiretti-Rigamonti, progetto vincente

Il ministero della Salute ha reso nota la decisione del governo orientale. Saranno importate 250mila bresaole di carne italiana. Repossini: «Made in Italy valorizzato».

La bresaola valtellinese prodotta con carne italiana prende la via del Sol levante. In un momento in cui l’export è sempre più importante per l’industria del Belpaese, in particolare per l’agroalimentare, arriva una notizia decisamente positiva riguardante un prodotto simbolo della provincia di Sondrio, da più parti apprezzato e portato ad esempio.

Dal Giappone è infatti arrivato il via libera per l’importazione di circa 250mila bresaole di carne italiana. Saranno prodotte a regime grazie all’accordo tra Filiera agricola italiana promossa dalla Coldiretti e il salumificio Rigamonti Spa.

Coldiretti dall’estate dell’Expo punta su questo tipo di produzione e proprio alla luce di questi ultimi sviluppi esprime apprezzamento per la decisione formalizzata dalle autorità giapponesi di autorizzare le esportazioni in Giappone dei prodotti italiani di carne bovina realizzati con materia prima nazionale, comunicata dal ministero della Salute.

L’export di prodotti alimentari made in Italy in Giappone è aumentato del 40% nei primi nove mesi del 2017, secondo elaborazioni curate da Coldiretti su dati Istat. «Questo passaggio è frutto del lavoro svolto dal nostro Paese sul fronte della valorizzazione del made in Italy - rileva da Coldiretti Sondrio il direttore Andrea Repossini -. Si sta per partire con l’esportazione grazie a un progetto che si basa sull’accordo fra la nostra associazione e una società importante come Rigamonti».

«L’accordo è tanto positivo quanto innovativo e rilevante sul piano dei numeri, visto che riguarda trentamila capi allevati in Italia - sottolinea sempre Repossini -. Si tratta di un segnale importante per l’avvicinamento fra agricoltura e mondo dell’industria».

Per quanto riguarda Rigamonti, questo progetto conferma la tendenza a innovare dell’azienda di Montagna in Valtellina del gruppo Jbs guidata dall’amministratore delegato Claudio Palladi. Una realtà che sta crescendo di circa il 14-15%, un fatturato nel 2017, che si aggirerà sui 110 milioni di euro e circa duecento percettori di reddito.

Attualmente, secondo i dati diffusi nelle scorse settimane dal Consorzio di tutela della bresaola della Valtellina, meno del 10% della produzione di bresaola viene venduta all’estero.

Ci sono ampi margini di miglioramento e l’impegno messo in campo dal Distretto agroalimentare di qualità della Valtellina, che ha in programma specifiche azioni anche grazie a finanziamenti europei, va proprio in questa direzione. Il pensiero di Repossini va più in generale all’etichettatura, un fronte sul quale si sono compiuti negli ultimi anni degli importanti passi in avanti, ad esempio per il settore del latte.

«Al di là di questo specifico prodotto - la sua conclusione -, si tratta di un passaggio cruciale per consentire ai consumatori di essere informati e poter scegliere».


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