«Da variabile a costante  Un piano per la siccità»
Dietro gli incendi c’è quasi sempre la mano dell’uomo

«Da variabile a costante

Un piano per la siccità»

A caccia di scorte idriche e cave dismesse. Coldiretti delinea un quadro sempre più preoccupante.

Dopo ormai più di trenta giorni di bello stabile con “l’ottobrata”, il periodo e mese con temperature marcatamente miti che sembra prolungarsi anche sui primi di novembre, c’è chi va ancora in giro in maglietta. E a Ognissanti il ponte sarà ancora all’insegna del sole con qualche prima velatura, timidi fronti di bassa pressione che iniziano dopo settimane a transitare da Colico in direzione Bassa Valle. Ma non mancano segnali di allerta per quanto riguarda il meteo, specie dal mondo agricolo, messo duramente alla prova in questo 2017 dalla siccità e dal gran secco.

Coldiretti ha snocciolato dati che destano preoccupazione. Per i i campi, per gli incendi che fanno di nuovo danni nei boschi come nelle scorse ore a Forcola. In un anno sono raddoppiati i boschi bruciati dagli incendi sulle montagne lombarde. È quanto stima la Coldiretti regionale rispetto ai roghi che stanno devastando le province di Varese, Como, Lecco e Sondrio. Il fronte del fuoco si è allargato di oltre il 100% in un anno passando dai 200 ettari arsi nel 2016 ai 450 ettari attuali. Già nel 2015 – spiega un’analisi di Coldiretti Lombardia su dati Ersaf - sono stati registrati 225 incendi, con un significativo aumento sull’anno precedente (+132) e sulla media del decennio (169 all’anno). In 1 caso su 2 è colpa dell’uomo: nel 44% si tratta di eventi dolosi e nel 7% involontari, mentre il 48% ha cause dubbie, solo l’1% è riconducibile a cause naturali.

Ma anche dove non è arrivato il fuoco, ci ha pensato l’assenza di pioggia. «Non giriamoci intorno - ha annunciato Coldiretti Lombardia - siamo di nuovo in emergenza siccità. Parlando di carenza di pioggia, anche a ottobre si registrano dati estremamente allarmanti, il mese che si sta chiudendo ha fatto registrare il 95% di precipitazioni in meno rispetto alla media storica. Per non dire di come sono andate la primavera e l’estate, con periodi contrassegnati da una costante anomalia con clima siccitoso, intervallato da qualche picco di gelo fuori stagione e piogge arrivate con il contagocce.

Condizioni che a lungo andare, se diventano da variabili a delle quasi “costanti”, si configurano come criticità per il mondo agricolo». Dopo la vendemmia, i lavori per gli operatori del comparto sono meno scadenzati, ma l’attenzione corre alle prossime stagioni di colture, e l’ansia che si possa ripetere il gran caldo e il gran secco dell’inverno, primavera ed estate 2017 è presente. «Il clima - spiega la Coldiretti regionale - sta diventando un elemento strategico dell’economia, tanto che solo in Italia i danni causati all’agricoltura dal clima impazzito ammontano a oltre 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni. I danni che accusa il nostro settore - viene rimarcato - si ripercuotono anche su altri comparti, clima che diventa un problema globale, e la siccità è un orizzonte persistente. Nei mesi passati la Lombardia ha provato a resistere in qualche modo al proprio impoverimento delle risorse idriche, si sono mossi i consorzi di bonifica, si è razionata la distribuzione dell’acqua ai campi, ma non possiamo vivere ogni anno in emergenza».

E si ritorna a pensare ai “piani speciali” per realizzare per tempo bacini di riserva e scorte idriche aggiuntive. Se ne era parlato a lungo in luglio-agosto, quando nei campi l’aridità comprometteva i raccolti. Coldiretti regionale ha chiesto in questi giorni che venga studiata la mappa delle cave dismesse per valutare quelle più adatte, dal punto di vista geologico, idrografico e ambientale, a stoccare riserve idriche da usare nei periodi di maggiore carenza. «Anche organizzando solo il 10% di tutti i poli estrattivi dismessi si potrebbe avere - stima Coldiretti Lombardia - una riserva di 90 milioni di metri cubi di acqua, una misura pari alla metà di tutto il lago di Como oppure a quasi una volta e mezzo quello di Iseo. In Lombardia i siti non più in produzione sono poco meno di tremila: la provincia con il maggior numero di cave dismesse è Pavia con 952 siti, segue Mantova con 598, Milano con 403, Brescia con 269, Bergamo con 158, ne conta anche Sondrio, sono 141, Cremona ne ha 129, segue Varese con 108, Lodi con 89, Lecco con 42 e infine Monza e Como con una a testa. Bisogna pensarci, senza aspettare ogni volta che si arrivi a punti di non ritorno».


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