Cuochi e baristi scelgono la Svizzera
Nonostante il ricorso a numerosi canali di reclutamento, trovare camerieri - e non solo - è un’impresa ardua

Cuochi e baristi scelgono la Svizzera

Difficile trovare personale in Valchiavenna, il divario tra gli stipendi è troppo significativo. Il salario minimo (lordo) è di 3.480 franchi, ai quali va tolto circa il 15%: tutta un’altra cosa rispetto all’Irpef italiana.

Che fatica trovare personale. In Valchiavenna alcune strutture, nel bel mezzo della stagione estiva, sono ancora alla ricerca di dipendenti. I posti per cuochi, camerieri e baristi sono - il dato è riferito alla pagina di annunci della scorsa settimana - circa il 50% dell’offerta dell’ufficio di collocamento in Valchiavenna. E anche molti di coloro che hanno trovato le persone giuste riferiscono di avere dovuto dedicare alle ricerche moltissime energie. Vari titolari e gerenti ricorrono a numerosi strumenti - dai post su Facebook e su subito.it agli annunci sui siti specializzati -, ma spesso non si tratta di percorsi efficaci.

Ma cosa c’è alla base di questa situazione? Sicuramente a Chiavenna e dintorni si fa sentire la vicinanza della Svizzera, dove - sempre secondo i dati pubblicati sul portale Sintesi della provincia di Sondrio, relativi agli annunci del collocamento di Samedan- c’è una grande richiesta in questo comparto. Basti pensare che all’inizio di luglio sono ancora una trentina le offerte in arrivo dall’Engadina.

«Il settore della gastronomia e dell’albergheria è reduce da un periodo difficile - ricorda il sindacalista di Unia Sankt Moritz Arno Russi -. Negli anni scorsi in molte aziende c’è stata una sostanziale diminuzione del personale, dovuta alla riduzione del volume d’affari. Ora - come dimostrano i dati rilevati negli ultimi tempi - c’è una netta ripresa e le aziende sono alla ricerca delle figure necessarie per completare gli organici. Questo spiega il numero rilevante di offerte che si sono lette in primavera, in vista della stagione estiva».

Posti liberi

Ad oggi, osserva Russi, ci sono ancora cinquanta posti di apprendistato liberi nei Grigioni, oltre naturalmente ai veri e propri impieghi. E mentre per i lavoratori che risiedono in Svizzera i salari di questo comparto, tenendo conto dell’impegno richiesto, possono non essere eccezionali, se confrontati a quelli italiani per i frontalieri sono decisamente interessanti.

Il salario minimo - tenendo conto che nella Confederazione si parla sempre di lordo - è di 3.480 franchi, ai quali va tolto circa il 15%, tutta un’altra cosa rispetto all’Irpef italiana, oltre a eventuali oneri per vitto e alloggio e alle spese di viaggio.

«Ma con un po’ di esperienza si arriva tranquillamente a 4200-4500, per salire a oltre 5000 franchi in caso di sous-chef e 6000 quando si tratta di chef che dirigono brigate di una certa rilevanza». Stipendi - un franco vale circa 0,9 euro - con i quali, in Italia, è difficile competere, anche se in Svizzera le questioni da affrontare non mancano. «Ad esempio - conclude Russi - è necessario migliorare la formazione continua nel settore della gastronomia».


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