«Crotti patrimonio dell’Unesco? La strada è lunga»
Alberto Dolci

«Crotti patrimonio dell’Unesco? La strada è lunga»

Nel convegno a Chiavenna il punto sulla possibile candidatura: «Prima serve un’opera di recupero e valorizzazione».

«Per arrivare a presentare una richiesta all’Unesco c’è molta strada da fare». Siamo solo all’inizio di un percorso che si preannuncia lungo e tutt’altro che semplice per i crotti della Valchiavenna. Ne è convinto il presidente del Centro Studi Storici Valchiavennaschi Guido Scaramellini, tra i relatori del convegno “I crotti di Valchiavenna” tenutosi nella sede della Comunità Montana Valchiavenna. Di fronte a un pubblico numerosissimo. A dimostrazione che il tema è sentito. «Allo stato attuale una candidatura non è presentabile – ha spiegato Scaramellini – perché occorre prima un’operazione di recupero e valorizzazione delle aree dei crotti del territorio. Mi rivolgo in particolare ai sindaci. Ogni amministrazione deve farsi carico di questa operazione almeno su una delle aree con i crotti presenti sul loro territorio». Molti crotti sono in stato di abbandono e alcuni hanno avuto nel corso dei decenni interventi di recupero non proprio impeccabili. «I crotti sono più di mille - ha spiegato Scaramellinii – ma su molti bisogna intervenire». Ad aprire il convegno era stata la relazione del direttore del Museo della Valchiavenna Alberto Dolci, che ha presentato un quadro dei crotti presenti in valle, lasciando anche spazio a qualche curiosità: «L’idea che dal sorel spiri un’aria costante durante tutto l’anno è sbagliata. Non è così, come dimostrato dai test che abbiamo fatto a suo tempo utilizzando strumenti come l’anemometro o altri per rilevare umidità e temperatura. L’altra curiosità riguarda il fatto che tutti i crotti situati nella medesima area sono interconnessi. Alcuni anni fa in Pratogiano tutti si allagarono in seguito ad una forte perturbazione. Al momento di svuotarne uno con le idrovore si svuotarono anche gli altri».

Di studi sui crotti e sul mistero del sorel, insomma, bisogna farne ancora. Anche perché la documentazione richiesta per arrivare a essere riconosciuti patrimonio dell’umanità non è poca. Sugli aspetti riguardanti la legislazione in materia architettonica si è soffermato Antonio Scaramellini, mentre Giorgio Succetti ha presentato la pubblicazione “Crotti di Valchiavenna” realizzata alcuni anni or sono. Ultimo intervento quello del presidente del Comitato Sagra dei Crotti, che ha parlato del cosiddetto “crotto di comunità”. Il crotto, cioè, acquistato, grazie a un contributo della Comunità Montana, per essere ristrutturato e aperto alla collettività. Un crotto “vetrina”, insomma.

«Questo è un progetto che guarda al futuro – ha spiegato Andrea Lorenzini – mettendo in connessione il crotto, il territorio, l’economia e la valorizzazione in senso turistico di una risorsa».


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