Creval, il nuovo Piano industriale  Aumento di capitale fino a 700 milioni
Il rafforzamento patrimoniale sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti che sarà convocata, in unica convocazione, per martedì 19 dicembre

Creval, il nuovo Piano industriale

Aumento di capitale fino a 700 milioni

Per rilanciare la redditività il piano prevede, tra l’altro, una riduzione dei costi operativi per circa 63 milioni da realizzare integralmente entro il 2019, anche grazie alla chiusura degli sportelli (88) e alla fusione della controllata Credito Siciliano nella capogruppo. Le azioni sui costi non risparmiano il personale.

Il Creval archivia i 9 mesi 2017 con un rosso di 403 milioni di euro (sotto il peso di rettifiche per 386 milioni di euro) e dà il via libera al piano industriale al 2020 con un aumento di capitale fino ad un massimo di 700 milioni di euro. A garantire il rafforzamento un accordo di pre-underwriting con Mediobanca. Il rafforzamento patrimoniale sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea straordinaria degli azionisti che sarà convocata, in unica convocazione, per martedì 19 dicembre. Nel dettaglio il piano prevede il conseguimento di un utile di 150 milioni al 2020 con un ritorno sul capitale tangibile (rote) dell’8,2% e un rapporto tra costi e ricavi (cost/income) in riduzione al 57,5%.

La manovra, denominata «RUN2 - Restart Under New-Normality», si regge su più pilastri e contempla una serie di azioni volte a ridurre il rischio della banca (de-risking) tra cui la cessione di Npl e asset non strategici (quest’ultimi con impatti positivi sul Cet1 fino a 61 milioni di euro). In programma la vendita di un portafoglio crediti deteriorati da 1,6 miliardi, assistita dalla garanzia dello Stato (’gacs’), entro il primo semestre del 2018 e un’ulteriore vendita di Npe (esposizioni non performanti) da 500 milioni nella seconda parte del 2018. «Affrontiamo la questione Npe in maniera forte e immediata in modo tale che non se ne debba discutere più», sottolinea in conference call con gli analisti, il direttore generale Mauro Selvetti. Il gruppo stima di ripulire il portafoglio crediti con rettifiche fino a 772,5 milioni. Prevista una copertura delle sofferenze al 74,2% al 2018.

Per rilanciare la redditività il piano prevede, tra l’altro, una riduzione dei costi operativi per circa 63 milioni da realizzare integralmente entro il 2019, anche grazie alla chiusura degli sportelli (88) e alla fusione della controllata Credito Siciliano nella capogruppo. Le azioni sui costi non risparmiano il personale, con la “liberazione di circa 400 risorse» nell’arco di piano, di cui circa 170 verranno prepensionate attraverso il fondo di solidarietà (con un costo una tantum di circa 61 milioni e risparmi di circa 15 milioni annui) mentre la restante parte sarà riallocata sulla rete.


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