Covid, appello in Alta Valle  «Ragazzi, no a feste e raduni»  Un’altra classe in quarantena
Studenti a Sondrio alla stazione dei bus (Foto by Gianatti)

Covid, appello in Alta Valle

«Ragazzi, no a feste e raduni»

Un’altra classe in quarantena

I sindaci ai ragazzi: «No a feste e raduni Potete contagiare le famiglie e i soggetti più fragili»

Giovani e genitori sono al centro della lettera aperta alla popolazione diffusa ieri a firma dei sindaci dei sei comuni dell’Alta Valtellina. Un appello accorato, quello sottoscritto dai primi cittadini di Bormio, Livigno, Sondalo, Valdidentro, Valdisotto e Valfurva per sottolineare ancora una volta la necessità di rispettare le normative e le prescrizioni per il contenimento del Covid 19.

L’incremento del numero dei contagi, che finora ha interessato quattro alunni dell’istituto superiore “Alberti” di Bormio, per complessive due classi quarte in quarantena e che - notizia di ieri - ha interessato anche un alunno (non specifichiamo se maschio o femmina) di una classe quarta primaria di Valfurva dell’istituto comprensivo “Martino Anzi” di Bormio, ha imposto agli amministratori di effettuare un ulteriore richiamo alla cittadinanza. «Invitiamo i cittadini - hanno sottolineato all’unisono Roberto Volpato, Damiano Bormolini, Ilaria Peraldini, Massimiliano Trabucchi, Alessandro Pedrini e Angelo Cacciotto - al massimo rispetto delle misure precauzionali, utili a contenerne e contrastarne la diffusione ovvero mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro, indossare correttamente la mascherina in modo che copra naso e bocca, lavare e igienizzare frequentemente le mani. Rivolgiamo un particolare appello ai giovani».

«Chiediamo pertanto la loro determinante collaborazione evitando luoghi affollati e astenendosi dal partecipare a feste e raduni; una vita sociale intensa e uno scarso livello di attenzione alle misure anti-Covid, oltre a esporli al rischio di contrarre personalmente il virus, li rende possibili vettori del contagio nei confronti delle loro famiglie e dei soggetti più fragili della comunità»

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