Sabato 02 Agosto 2014

«Costi minimi per aprire

palazzo Besta? A noi hanno

chiesto 900 euro al giorno»

Non si placa la polemica sull’apertura di palazzo Besta

Quanto costa organizzare una manifestazione culturale a palazzo Besta? La bella cifra di 900 euro. A fronte delle dichiarazioni della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Milano sui «costi nulli o minimi» (queste le parole del soprintendente, Alberto Artioli) per aprire il palazzo e tenervi un evento, si scopre che la somma è decisamente importante per un’associazione o un ente pubblico che, soprattutto in questi periodi, non versa in buone acque e fatica a portare avanti il settore culturale.

«Io mi sento “cacciata” da palazzo Besta – spiega Agnese Bresesti, presidente dell’associazione “Incontri di civiltà” che organizza il Teglio Teatro Festival Valtellina -. L’ultima volta che abbiamo tenuto una manifestazione è stato qualche anno fa nel cortile interno, con il concerto di arpe di Vincenzo Zitello. Poi basta. La spesa da pagare era di circa 900 euro a serata. Tutti riconosciamo il valore e la bellezza del palazzo, ma è impensabile per un sodalizio sborsare tale quota.

Diversamente quanto costerebbe organizzare un’iniziativa culturale se vanno pagati anche gli artisti? Ho rinunciato a palazzo Besta ed ora ci sono altre location che ci hanno accolto come palazzo Juvalta». Attualmente l’unica manifestazione che resta a palazzo Besta, per organizzazione di biblioteca Elisa Branchi e Comune, è quella del 10 agosto con “Poesia sotto le stelle”, nata a palazzo Besta e che si cerca di portare avanti con non pochi sforzi.

La Soprintendenza, nella sua replica, afferma anche che, a parte pubbliche dichiarazioni e titoli sui quotidiani, nessuna proposta concreta di confronto e collaborazione è mai stata formalizzata dalle istituzioni locali per cambiare gli orari di apertura del palazzo, definiti «cervellotici» anche da un massimo esponente della cultura italiana, come lo scrittore e direttore del Salone del libro, Ernesto Ferrero. «Non è vero – aggiunge Bresesti -. Quante volte, con l’ex sindaco Piergiorgio Grolli, Comune e biblioteca sono andati alla Soprintendenza per fare proposte? Tantissime, ma c’è sempre stato risposto che il problema era sindacale. Le istituzioni si sono mosse, eccome. Mi domando se i sindacati di Roma o delle altre città siano diversi da quelli valtellinesi. Perché a Roma, dove spesso mi reco, i palazzi sono aperti anche fino all’una di notte e qui non si riesce a modificare l’orario in modo più consono ai turisti? Ha senso che il personale del palazzo prenda servizio nei festivi alle 8 di mattina aprendo il palazzo così presto per chiuderlo alle 14 ? Allora che si sposti l’orario di apertura di due ore, alle 10, in modo che al pomeriggio sia aperto fino alle 16 e qualche turista in più lo possa visitare».

© riproduzione riservata