Costanzo: «Elezioni a Sondrio, un errore il sostegno di Molteni a Giugni»
Angelo Costanzo

Costanzo: «Elezioni a Sondrio, un errore il sostegno di Molteni a Giugni»

Bordate a sinistra: l’ex consigliere regionale critica duramente il Pd«Niente di personale,ma il percorso è sbagliato».

Dopo le bordate contro i «finti amici del partito» lanciate nel dicembre dello scorso anno all’indomani della sentenza con cui la Corte d’appello di Milano l’assolveva dall’accusa di peculato, ribaltando la sentenza di condanna del gup emessa nel 2015 per la questione dei rimborsi chiesti al Pirellone, l’ex consigliere regionale Angelo Costanzo torna a criticare duramente il suo partito «al fine d’aprire un dibattito sull’esito delle elezioni politiche-regionali e le prospettive delle elezioni amministrative di Sondrio». E lo fa illustrando i contenuti della relazione presentata all’ultima assemblea provinciale del Pd.

«Purtroppo quello che ho evidenziato in questi anni si è concretizzato - scrive Costanzo -. Gli errori commessi dalla dirigenza nazionale ci hanno portato alla più grande sconfitta del Partito democratico. Questa sconfitta non ha precedenti, per dimensioni e ampiezza territoriale nella nostra storia. Perdiamo oltre 5 milioni di voti rispetto alle Europee del 2014. Quasi 2.600.000 elettori rispetto alle politiche del 2013.. In questi anni ho provato ha evidenziare gli errori che il Pd stava facendo. Se, come sta avvenendo in questi giorni, anziché appiattire il Pd sulle posizioni di Matteo Renzi e del “giglio magico”, alcuni dirigenti nazionali vicini all’ex segretario avessero preso chiaramente posizioni diverse, forse non saremo arrivati allo stato attuale. Anche se dubito, per l’arroganza con cui ha condotto il partito, che sarebbero stati ascoltati. La percezione che abbiamo dato del Pd era di un segretario arrogante. Siamo stati percepiti come l’establishment, non un partito del popolo, ma il partito delle banche. Ho assistito, anche nell’assemblea provinciale di Sondrio, a un Pd total renziano, caratterizzato da fragorosi silenzi».

Sul fronte lombardo, «la rinuncia di Roberto Maroni a ricandidarsi alla guida della Regione aveva illuso molti, dentro il Pd, sulla concreta possibilità di una vittoria di Giorgio Gori. Il risultato è stato imbarazzante. Il problema non è puntare sul “cavallo di razza”. Le nostre difficoltà sono culturali, politiche e della percezione che diamo di noi. Io di campagne dove i candidati hanno quasi “fastidio” che si espongano i loghi dei partiti che lo sostengono non ne farò più! Alla fine rimangono solo macerie e non gettiamo nessun seme in grado di crescere».

Nessuno spirito critico e, al contempo, molti errori anche in vista delle prossime elezioni comunali a Sondrio. In questo caso Costanzo punta il dito contro la modalità che hanno portato alla scelta del candidato Nicola Giugni, attuale presidente di Aevv. In particolare «l’endorsement» (vale a dire il sostegno, l’appoggio a un candidato o a un partito politico) da parte del sindaco uscente Alcide Molteni, che ha indicato Giugni come una sorta di erede. «Non c’è frase meno infelice di questa come viatico per la campagna elettorale - commenta -. Una sorta di “nepotismo” nell’individuazione del proprio successore che potrebbe mettere in difficoltà lo stesso Giugni. Non commettiamo l’errore che abbiamo fatto con la candidatura di Angelo Schena. Un bravo candidato, su cui ha pesato l’ombra del tutor. I cittadini devono sapere che scelgono un sindaco con la sua autonomia, il suo profilo, un suo progetto e le sue idee», commenta l’ex segretario provinciale del Pd.

«Dobbiamo avere la consapevolezza che dopo quattro mandati di Molteni si chiude un ciclo di bravi amministratori - aggiunge -. Alcuni per l’esperienza potranno continuare a dare un contributo, ma giudicherei un errore la presenza di Molteni tra i banchi del consiglio comunale. Non certamente per mancanza di capacità. Chi ha fatto il numero uno per così tanto tempo non può e non deve rimanere a fare ombra a chi arriva dopo di lui. Serve continuità nell’azione amministrativa, ma discontinuità rispetto alle persone. Ritengo discutibile e un errore la modalità con cui si è arrivati al sostegno della candidatura di Giugni. Nicola ha le capacità e qualità per candidarsi a sindaco del capoluogo. Il problema non è personale, ma del percorso che si è scelto. Dalla rosa dei candidati che emergono sulla stampa, c’è il rischio che Giugni e Marco Scaramellini peschino in un bacino elettorale molto simile, quello di una “borghesia” sondriese che potrebbe essere percepita come “elitaria” e troppo lontana da una città che vive anche marginalità sociali. Avrei preferito un confronto di merito e dei temi del futuro sviluppo della città, non auto candidature e sponsorizzazioni lanciate sulla stampa. Se Giugni lo riterrà opportuno, sono a disposizione per collaborare alla costruzione del programma e a dare una mano alla vita amministrativa. Speriamo in bene».


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