«Così abbiamo salvato   le mele dal gelo»
I meleti salvati dal sistema di irrigazione dopo le gelate dell’ultima settimana

«Così abbiamo salvato

le mele dal gelo»

Spruzzando sui fiori l’acqua che è diventata ghiaccio, si è evitato che le temperature scendessero di più

Insieme al gelo che in questa settimana ha preso con prepotenza l’attenzione della cronaca, flagellando i frutteti, hanno conquistato con energia la loro porzione di notorietà. Difendendo le mele Igp della Valtellina dall’ondata di freddo che ha flagellato campi e filari tra martedì e mercoledì.

Loro sono gli operai e i dirigenti, i tecnici del consorzio pluviirriguo Sponda Soliva di Ponte in Valtellina, sono loro che, insieme agli agricoltori nelle notte di gelate di questa settimana, con le temperature che andavano dopo il tramonto fino ai -6, 7 gradi hanno combattuto nelle aree coltivate a frutto di Villa di Tirano, Bianzone e Teglio, per salvare i preziosi fiori dei meleti. Il ghiaccio ha sbarrato la strada al gelo.

Gli impianti di irrigazione antibrina hanno fatto piovere ettolitri di acqua sui preziosi boccioli da cui nasceranno i frutti, dove questa operazione protettiva ha avuto luogo, le piante sono state preservate. Il ghiaccio spruzzato con forza ha creato un sottile ed energizzante strato protettivo di acqua ghiacciata che, a fronte dello sbalzo termico, riesce a mantenere il melo sugli 0 gradi, difendendolo dai danni causati da temperature più basse. Ora si preparano per altre eventuali notti di clima sfasato, in questa primavera che alterna pomeriggi a 30 gradi e notti a -7. «Abbiamo lavorato di notte con i nostri operai e insieme agli agricoltori – ha spiegato il presidente del consorzio pluviirriguo di Ponte Sandro Bambini – noi forniamo acqua, tutto l’anno. Diamo acqua alla agricoltura quando il clima è secco e in inverno, con le gelate, forniamo i servizi antibrina. L’acqua per l’agricoltura e per noi tutti – dice anche – in estate come in inverno, è vita».

Tecnicamente il consorzio gestisce oltre 1.000 Km di tubazioni, di cui una parte opera con dispositivi antibrina, l’impianto è dotato di un sistema di telecontrollo centralizzato per acquisire «gli stati e gli allarmi di tutte le apparecchiature e apparati nonché per l’azionamento degli stessi, attraverso stazioni periferiche collegate ad una centrale operativa». Consorzio che svolge attività associativa e ha 2500 soci, il servizio antibrina protegge 120 ettari tra Villa di Tirano, Bianzone e Teglio, la parte bassa. «Sono irrigatori uguali a quelli per l’irrigazione sovrachioma – chiarisce ancora Bambini – solo che erogano più acqua. Si tratta di tubazioni con ugellli inseriti sui filari a distanze regolari, veri e propri impianti, da lì non si si spostano più».

«Gli operai che si occupano delle aperture quando ci sono gelate restano vigili tutta la notte anche insieme agli agricoltori, c’è un sistema di allerta e quando la temperatura arriva a un grado sopra zero l’impianto va attivato e lo si sorveglia tutta la notte. Questo sistema è specifico per il melo ed era già presente da 30 anni, poi gradualmente si è affinato». Purtroppo non copre tutta la superficie coltivata della fiorente zona frutticola valtellinese.

«Serviamo comunque 7 comuni, Teglio, Villa di Tirano, Bianzone, Chiuro, Piateda, Tresivio e Ponte in Valtellina. In alcune aree si riesce ad avere il pescaggio di acqua che serve per “fasciare” di ghiaccio i fiori del melo quando si va molto sotto zero. Ma non dappertutto è possibile. Noi formiamo comunque a tutti l’acqua che serve ad alimentare i campi nell’arco di tutte le stagioni».


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