Coronavirus, paura in Ticino  E i valichi di confine  diventano deserti
Al valico di Ponte Chiasso: dal caos dei giorni scorsi al deserto di ieri

Coronavirus, paura in Ticino

E i valichi di confine

diventano deserti

La Confederazione dichiara lo stato di emergenza. Sino al 19 aprile chiusi bar e negozi. Fabbriche aperte. Nel cantone italiano 300 persone contagiate e 8 morti

Nel giorno in cui la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha dichiarato lo stato di “massima emergenza” per tutta la Svizzera fino al 19 aprile (in pratica “tutto chiuso” salvo le attività essenziali), in Canton Ticino si aggrava ulteriormente il bilancio di contagi e decessi per l’emergenza Coronavirus. Ben 330 i casi accertati (erano 291) nel Cantone di confine con 8 decessi.

Binari separati

La sensazione è che Berna e Bellinzona continuino ad affrontare l’emergenza Coronavirus su binari separati. E così mentre Berna fa sapere che “ora le regole sono uguali per tutti i Cantoni” e che «8 mila militari in campo non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale», Bellinzona ha convocato in proprio un incontro con la stampa nel pomeriggio per un punto operativo della situazione, salvo poi posticiparlo a martedì pomeriggio. Medico cantonale e comandante della polizia cantonale hanno comunque fatto sapere che «c’è ancora troppa gente in giro e questo non va bene» e così si procederà alle “maniere forti” con sanzioni fino a 10 mila franchi. Per i frontalieri (circa 20 mila quelli presenti anche ieri in Ticino) cambia poco o nulla, anche perché ci sarà una nuova stretta alle frontiere, ma quelle con Austria, Francia e Germania sul modello proprio di quanto messo in campo al confine con l’Italia. Semmai la nota negativa - alla voce frontalieri - è arrivata dai sindacati Unia, Ocst e Ssic-Ti che, in una nota congiunta, hanno segnalato con un tono decisamente polemico “ancora troppi cantieri aperti senza necessarie motivazioni riconducibili all’urgenza”. “Cantieri all’interno dei quali non è possibile garantire ai lavoratori la tutela della salute sia durante i processi lavorativi che in altri momenti legati all’attività professionale - si legge nel documento congiunto -. Si chiede pertanto la chiusura di tutti i cantieri». Nel comparto dell’edilizia, sono impiegati circa 4 mila frontalieri. In Svizzera il report di ieri alla voce “Coronavirus” parla di 2230 casi e 14 decessi. Il Governo di Berna ieri ha calcato la mano spiegando che «800 casi in un colpo solo sono molti, specie perché gran parte di questi viene ricoverata in ospedale. È giunto il momento di adottare misure supplementari ».

Massima allerta

La situazione è anche oltreconfine di massima allerta. Anche se come detto Berna e Bellinzona sembrano procedere in maniera autonoma, con i nostri lavoratori frontalieri (traffico ridotto ieri ai valichi di confine e nessun problema segnalato, questo per la cronaca) nel ruolo di spettatori interessati. A precisa domanda, il ministro federale Alain Berset, che ha la delega alla Sanità, ha risposto che «alcuni Cantoni ci hanno anticipato, ma ora le norme sono uguali per tutti». Uno stato di massima allerta senza eguali in Svizzera, anche se adottato 8 giorni dopo la Lombardia e 6 giorni dopo il resto d’Italia. Per quanto concerne la giornata di ieri ci sono da registrare altre due notizie. La prima è che l’Ente Ospedaliero Cantonale ha chiesto ai frontalieri di rimanere a soggiornare temporaneamente in Canton Ticino, offrendo loro il pernottamento così da evitare lunghe code ai valichi. La seconda è che il Governo di Berna ha chiesto «ai cittadini svizzeri che si trovano all’estero di rientrare al più presto in patria».


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