Coronavirus, in trincea accanto ai medici
«Esausti, ma vinceremo questa battaglia»

Anche al Cof di Lanzo anestesisti e infermieri si prodigano per l’assistenza ai pazienti arrivati in valle da tutta la Regione Lombardia. Turni durante la settimana, volontariato nel weekend

Sono stanchi, lavorano e vivono lontani dalle famiglie, ma medici e infermieri comaschi non mollano un centimetro. Entrano in reparto il lunedì mattina, ne escono il venerdì sera.

Il sabato e la domenica fanno i turni in corsia come volontari. Non abitano più le loro case perché hanno paura di contagiare i figli, le mogli o i mariti. Vedono pazienti attaccati ai respiratori con l’ombra della morte alle spalle, soli, senza la possibilità di salutare i loro affetti.

«Quello che stiamo vivendo oggi non l’abbiamo mai visto nella nostra storia e spero che non lo vedremo mai più - racconta il pneumologo Giuseppe Vallo, responsabile del reparto Covid-19 al Cof di Lanzo -. I nostri ormai sono ospedali da campo in tempo di guerra. Noi come specialisti pneumologi stiamo veramente dando tutto quello che possiamo dare. Professionalmente e umanamente. La situazione è pesante. Siamo stanchi, lontani dalle famiglie, abitiamo fuori casa per precauzione. A Lanzo dal lunedì al venerdì gestiamo i pazienti positivi meno acuti per liberare i letti dell’ospedale di San Fermo, del Valduce e del San Raffaele. Al sabato e alla domenica io aiuto i colleghi del Sant’Anna dove c’è un grave affanno e dove ci sono i casi più gravi. Facciamo il massimo che possiamo. È uno sforzo per tutti enorme, fisico e psicologico. È da una ventina di giorni che anche la nostra provincia è colpita davvero duramente».

Anche i presìdi medici che non hanno mai trattato le emergenze si stanno trasformando. Attrezzano letti, cambiano i reparti. All’inizio di questo triste mese di marzo queste cliniche ricevevano pazienti infartuati, ictus, traumatizzati, per dare più respiro ai centri di riferimento per il Coronavirus. Poi hanno cominciato a ricevere persone in via di guarigione, dunque i positivi, compresi gli anziani a rischio attaccati ai respiratori. Varcando la soglia di una terapia intensiva, con i post-it gialli attaccati alle porte per ricordarsi e ricordarci che “Andrà tutto bene”, il pensiero dei camici bianchi corre in automatico alla famiglia. Per difendere gli affetti personali dal contagio si potrebbe fare un passo indietro, darsi per malati, rinunciare. «No, tirarsi indietro non si può - dice Vallo -. È nella difficoltà che gli uomini sanno tirare fuori il meglio dal proprio animo. Tutti i colleghi non soltanto nella zona rossa si stanno sacrificando. Fisioterapisti, infermieri, operatori sanitari, a Lanzo e a Como. Chi rimane fuori dalla porta lo fa a malincuore. Pur con la ragionevole paura siamo pronti a fare la nostra parte. C’è tanta voglia di aiutare. La speranza per il futuro è che questo dramma ci serva come monito e come lezione. C’è un forte senso di unità. Ortopedici, chirurghi, anestesisti lavorano insieme come una vera squadra, il pubblico e il privato non competono, ma si integrano. Non c’è mai un turno vuoto perché la disponibilità non manca anche se la difficoltà è estrema».

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