Cooperativa vitivinicola: vinta la scommessa bio

Cooperativa vitivinicola: vinta la scommessa bio

Coltivazione della vite e salvaguardia dell’ambiente al primo posto nell’attività della cooperativa vitivinicola Montagna-Poggiridenti-Ponchiera che ha scommesso sul biologico, raccogliendo il via libera dell’azienda Dirupi.

Coltivazione della vite e salvaguardia dell’ambiente al primo posto nell’attività della cooperativa vitivinicola Montagna-Poggiridenti-Ponchiera che ha scommesso sul biologico, raccogliendo il via libera dell’azienda Dirupi.

Sono stati Davide Fasolini e Pierpaolo Di Franco della società agricola i primi a sposare il progetto, che la cooperativa è riuscita a concretizzare grazie alla stretta ne proficua collaborazione con i tecnici della Fondazione Fojanini.

«Ci siamo appoggiati e confrontati con una realtà attrezzata e presente sul territorio come quella della cooperativa vitivinicola di Montagna-Poggiridenti-Ponchiera - dicono Fasolini e Di Franco -, composta da giovani come noi che hanno voglia di scommettere sulla sostenibilità ambientale, senza farsi spaventare dalle difficoltà che incontreremo durante questa bella sfida».

Rigorosamente biologici al 100% i trattamenti fitosanitari che Dirupi ha adottato nei suoi tre ettari di vigneti distribuiti sui terrazzamenti tra Sondrio, Montagna e Poggiridenti, nelle sottozone Grumello ed Inferno Docg.

Quest’anno è partito il nuovo servizio di trattamento fitosanitario biologico, per cui la cooperativa ha investito impegno e risorse, acquistando i mezzi necessari e allestendo una squadra di tecnici preparati.

«Non sono poche le difficoltà organizzative di tale attività - spiegano dalla cooperativa che ha sede in via Sant’Antonio a Montagna -, principalmente legate alla tempistica e alla conformazione territoriale locale, che penalizza gli interventi meccanici a favore, invece, di quelli manuali. In particolare la tempestività dell’intervento è fondamentale, se si pensa alle frequenti piogge estive, dopo le quali è necessario coprire velocemente le pareti fogliari per proteggerle da un attacco fungino».

E le problematiche delle operazioni si spiegano con la manualità del lavoro richiesto, a maggior ragione se pensiamo che la cooperativa «si impegna ad intervenire con i propri tecnici entro quarantott’ore dalla pioggia».

Ad avvalorare ed affiancare scientificamente il progetto bio «la collaborazione instaurata con la Fondazione Fojanini, i cui tecnici, insieme al personale della squadra dedicata al servizio, seguono l’evolversi dei lavori, monitorandone i risultati» spiegano.

Come rimarcano, «del resto la tendenza dei mercati, in particolare nel settore vitivinicolo, si sta dimostrando sempre più sensibile alla salubrità dei prodotti. La crescita della qualità dei vini valtellinesi, unita ad una corretta gestione delle pratiche agricole, creano un prodotto esclusivo riconosciuto dai mercati stessi» la sottolineatura dai vertici della cooperativa che guardano oltre.

«La sfida del futuro sarà sviluppare l’impianto di nuove tipologie di vitigni resistenti che non necessitino o limitino l’utilizzo di trattamenti fitosanitari. Alcune aziende - concludono -ne stanno vagliando la qualità»


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