Conversione al bio, l’ultima sfida  dei produttori locali

Conversione al bio, l’ultima sfida

dei produttori locali

Se n’è parlato ieri mattina nella magnifica Casa Marchionni di Berbenno, in un convegno promosso da Club Papillon di Valtellina e Valchiavenna al riparo dei secoli del Quattrocentesco palazzo.

Ad introdurre i lavori Francesca Traversi di Papillon (“I tanti luoghi comuni attorno al bio”) e poi le relazioni di Carlo Modonesi, docente di Ecologia umana Università di Parma, (“Esposizione a pesticidi e danni alla salute e all’ambiente”), Fausto Gusmeroli, Fondazione Fojanini (“Rese e qualità delle produzioni bio”) e Carlo Murer, agronomo Buyer materie prime Naturasi.

Dopo i saluti il professor Modonesi ha subito proiettato una “gelida” diapositiva: «Il sistema agro-alimentare odierno utilizza il 50% delle terre emerse del pianeta e inoltre produce il 33% delle emissioni di gas serra, a livello globale usa il 70% delle acque dolci, produce oltre 5milioni Tonnellate/Anno di pesticidi di sintesi. Il sistema è la causa principale della trasformazione dell’ambiente planetario». Un grido di cui preoccuparsi, stiamo distruggendo il pianeta.

A fare il punto della situazione locale Fausto Gusmeroli: «In valle ci saranno 40/50 aziende bio; non è un fenomeno molto diffuso ancora, tra di noi. Negli ultimi tempi però c’è un certo movimento con diverse aziende che hanno iniziato (stanno pensando) la conversione al bio. Una sfida. Noi, come Fondazione Fojanini, possiamo fornire consulenza al riguardo».

E intanto la Comunità montana di Sondrio sta per dare avvio al progetto “Simbioval” per attirare l’attenzione dei consumatori e diffondere il biologico.


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