«Contagiati da chi doveva curarci»  Il mito svizzero demolito dal virus
La dogana italiana a Villa di Chiavenna

«Contagiati da chi doveva curarci»

Il mito svizzero demolito dal virus

La denuncia Il racconto di un ingegnere nei Grigioni: «Mia mamma assistita a domicilio»

Il mito della perfezione svizzera crolla sotto l’impatto del virus maledetto. Tanto è vero che la percentuale di contagiati, in rapporto alla popolazione, è il peggiore in tutto il mondo dopo la Spagna (e ben prima dell’Italia). E, nonostante questo, tra una settimana l’idea di Berna è quella di riaprire tutto. Con il rischio - concreto - di una seconda ondata di contagi che potrebbe risultare anche peggiore della prima.

A questo quadro, si aggiunge il conto salato che qualcuno si vede presentare a fine cure: «Novecento franchi per 300 metri di trasporto in ambulanza, 1400 franchi per un mese di assistenza domiciliare tre pomeriggio alla settimana e 200 franchi al giorno per la degenza in ospedale». A raccontarlo è un ingegnere residente nei Grigioni, vittima in prima persone di una gestione superficiale della pandemia. Basti pensare che in Svizzera gli operatori sanitari ancora giravano tutti quanti senza mascherine o presidi di autoprotezione, arrivate soltanto in seguito. Quasi a pensare che quanto avveniva nel nostro Paese fosse diretta conseguenza del classico pasticcio all’italiana.

«Mia mamma ha 99 anni - spiega l’ingegnere svizzero - e viene assistita dal servizio Spitex» ovvero i servizi di assistenza e cura a domicilio di interesse pubblico, molto costosi, in parte coperti dalla cassa malati, in parte a spese dei privati. «Fino a metà marzo, quando la Lombardia andava verso il picco dei contagi, le infermiere incaricate di assistere mia madre venivano in casa senza alcuna protezione», dopo essere state in numerose altre case, aver visitato numerosi altri pazienti. «Quando ho fatto presente la situazione, un medico mi ha risposto che non era il caso di creare il panico. Fatto sta che tutta la mia famiglia è stata contagiata». E, inevitabilmente, si scopre che numerose infermiere del servizio Spitex si sono ammalate pure loro.

L’anziana madre dell’ingegnere del Canton Grigioni è stata così costretta a essere ricoverata in ospedale, con conseguente conto salatissimo: «Mentre ero a letto con la febbre e i brividi, hanno chiamato dall’ospedale per chiedere 200 franchi al giorno per la degenza di mia mamma. Pochi giorni dopo mi arrivano 900 franchi di fattura di ambulanza per 300 metri e, aprendo un’altra lettera, scopro che l’ultimo servizio mensile Spitex mi è costato 1.400 franchi».

La Confederazione elvetica ha vissuto l’emergenza Covid a macchia di leopardo. Con il Canton Ticino e i cantoni francofoni più preoccupati e propensi alla chiusura (non a caso a Ginevra lo 0,9% dei residenti è risultato positivo, stessa identica percentuale della provincia di Bergamo, e in Ticino non va molto meglio: 0,8%, ben superiore al dato lombardo) e quelli di lingua tedesca più interessati a far ripartire l’economia.


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