Contagi in Alta Valle  Sertori: «C’è chi ha   sottovalutato il virus»
La pizza agli operatori sanitari in servizio al Morelli grazie al ristorante “La Tana” di Sondalo

Contagi in Alta Valle

Sertori: «C’è chi ha

sottovalutato il virus»

L’assessore regionale Sertori risponde ai sindaci dell’Alta Valle che chiedono tamponi per i curati a casa. «Dopo i primi appelli ci fu chi mi accusò di aver danneggiato il turismo. La Regione ne effettua 5mila ogni giorno»

L’assessore regionale Massimo Sertori risponde ai sindaci dell’Alta Valle che hanno chiesto tamponi per gli oltre 500 malati con febbre curati a casa dai medici e i test sierologici e non usa mezzi termini.

«A inizio marzo, quando già Regione Lombardia stava affrontando il virus nei noti focolai e in tutti i territori e la comunicazione dava notizie del pericolo incombente, l’Alta Valtellina alle prese con la stagione invernale ha sottovalutato, come altri, una situazione molto seria. Ricordo bene la prima conferenza stampa del 7 marzo convocata dal sottoscritto, dal presidente della Provincia, Elio Moretti, e dal sindaco di Sondrio, Marco Scaramellin i, nella quale chiedevamo in modo accorato ai cittadini di restare a casa e assumere comportamenti responsabili per limitare la diffusione del Covid-19».

«Dopo la conferenza ci fu una lettera pubblica e polemica, a firma degli stessi sindaci, in relazione all’ospedale Morelli di Sondalo e ricevetti numerose telefonate soprattutto da parte di cittadini, imprenditori e rappresentanti istituzionali che mi accusarono di aver creato un danno, in particolare al turismo, con le mie affermazioni. E proprio il giorno della conferenza stampa, appariva sul “Corriere della Sera” la pubblicità con gli slogan “Vivi la montagna a pieni polmoni”, “C’è una zona bianca dove star bene è contagioso”, correlata dai loghi di Bormio e di Livigno. Tutto questo mi aveva indotto a capire che non vi era la percezione reale di quanto stesse avvenendo, al punto tale che mi affannai a telefonare e a recarmi di persona nel comprensorio dell’Alta Valle cercando di spiegare quale realmente era la situazione».

Poi il dilagare delle pandemia e la risposta concreta: «In un mese abbiamo trasformato l’ospedale Morelli in uno ospedale Covid-19, portato i posti in isolamento da una decina a 200, le terapie intensive da 6 a 24 e da lunedì sono stati attivati altri 60 posti.»


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