«Confini provinciali per la sanità montana»
I sindaci chiedono il ritorno ai vecchi confini per la gestione sanitaria

«Confini provinciali per la sanità montana»

I sindaci di Valtellina e Valchiavenna rilanciano un’azione unitaria e ribadiscono la richiesta.

Un rinnovato e più intenso impegno per monitorare la situazione ed elaborare proposte concrete tra le quali la richiesta di tornare ai confini provinciali per la gestione ottimale della sanità di montagna e di essere protagonisti nell’attività di studio che Regione e Ats della montagna hanno commissionato al Politecnico di Milano.

Sono questi i punti cardine da cui riparte l’assemblea dei sindaci dell’ambito territoriale dell’Ats della montagna riunitasi giovedì, a porte chiuse, nella sala delle acque del Bim a Sondrio sotto la presidenza di Massimiliano Franchetti.

Una riunione alla quale, rispetto alle ultime assemblee, ha preso parte un numero maggiore di amministratori - 41 in tutto contro la ventina abituale - mostrando una rinnovata attenzione ad un tema tanto importante quanto critico come quello della sanità. Una rinnovata partecipazione, frutto «dell’allarmante situazione della sanità provinciale», motivo di soddisfazione per Franchetti che assicura, da qui in avanti, la convocazione periodica dei colleghi con l’impegno anche a coinvolgere i sindaci assenti alla riunione di giovedì. «Durante questi incontri - dice Franchetti - monitoreremo la situazione ed elaboreremo proposte concrete di miglioramento della strutturazione della sanità provinciale».

In attesa delle prossime riunioni, però, l’assemblea dei sindaci ha già individuato due questioni urgenti: la richiesta di ripristino dei confini provinciali e il coinvolgimento nello studio affidato al Politecnico.

«Già in altre fasi dell’attuazione della riforma che ha portato all’istituzione della sanità di montagna da parte della Regione Lombardia - chiarisce Franchetti a nome degli amministratori - vennero espresse perplessità sull’estensione territoriale dell’Ats della montagna (insieme a Sondrio ci sono Valcamonica e Alto Lario, nda). Ora, alla luce della situazione in essere, i sindaci di Valtellina e Valchiavenna riprendono e ribadiscono che a loro giudizio l’ambito territoriale ideale per attuare la sanità di montagna è quello della provincia di Sondrio e di questa convinzione renderanno partecipe attraverso un’apposita comunicazione la Regione Lombardia e gli altri organi interessati». «Sappiamo che c’è questa richiesta dal territorio - è la risposta immediata del l’assessore alla montagna Massimo Sertori -, ma dobbiamo affrontare una cosa alla volta. Ci sarà tempo di discuterne».

Ma non è tutto. In relazione allo studio voluto dalla Regione e commissionato dall’Ats della montagna al dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano per l’analisi sull’attuale stato della rete sanitaria e ospedaliera della Valtellina e Alto Lario con contestuale proposta delle possibili soluzioni di riorganizzazione, i sindaci che conoscono bene la realtà territoriale chiedono di essere protagonisti. Al tempo stesso chiedono che non vengano assunte decisioni rilevanti rispetto all’attuale strutturazione.


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