Comunità montana, spaccatura politica dopo il caso Negrini

Comunità montana, spaccatura politica dopo il caso Negrini

Questione di assunzione di responsabilità - amministrativa e politica - o, per dirla con il terzo principio della dinamica, di azione e reazione.

L’azione è la decisione del sindaco di Lanzada Marco Negrini di lasciare la maggioranza del consiglio provinciale per ragioni politiche personali, «nonostante il mandato ricevuto dai colleghi del Sondriese», la reazione, dopo il malcontento già espresso dal presidente Tiziano Maffezzini a nome di 18 municipi su 21, è quella che il primo cittadino di Castione Massimiliano Franchetti invoca ora a gran voce: l’uscita dal direttivo della Comunità montana di Sondrio del delegato di Lanzada, ovvero di Cristian Nana, assessore con delega a Lavori pubblici, Territorio ed energia e Protezione civile.

Ci ha pensato qualche giorno dopo la riunione informale dei sindaci dell’ente montano, ma poi Franchetti ha deciso di condividere con i colleghi - tutti i colleghi - e con il presidente Maffezzini le sue riflessioni a freddo. Riflessioni di opportunità politica, così come di natura squisitamente politica sembra essere l’intera vicenda: dall’uscita dalla maggioranza di Negrini in avanti.

«Di fronte ad una scelta politica chiara e precisa del sindaco di Lanzada, che è venuto meno al mandato ricevuto - prosegue Franchetti - occorre una scelta altrettanto chiara da parte di coloro che questa decisione non hanno condiviso, ovvero della stragrande maggioranza dei sindaci del nostro mandamento . È intollerabile che all’interno del direttivo della Comunità montana sieda un delegato di chi oggi ha intrapreso un’altra strada».


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