Comunità in lutto, è morto don Narciso
La consegna del Ligari d’argento nel 2007

Comunità in lutto, è morto don Narciso

Don Mandelli si è spento alla Casa Madonna del Lavoro di Nuova Olonio nella notte di lunedì . Era stato costretto a lasciare la “sua” parrocchia di Triangia lo scorso Natale, a causa di un malore.

Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi mesi, ma sembra che don Narciso Mandelli abbia voluto attendere di essere ufficialmente libero da ogni impegno pastorale per concludere la sua esistenza terrena. Da domenica, quando la Diocesi ha comunicato ufficialmente il suo avvicendamento alla guida della parrocchia di Triangia, sono trascorse solo poche ore perché la morte lo cogliesse nel sonno la notte tra lunedì e martedì.

Ospite della Casa Madonna del Lavoro di Nuova Olonio, don Narciso era stato costretto a lasciare Triangia lo scorso Natale, a causa di un malore che lo aveva portato al ricovero all’ospedale cittadino. Dopo circa un mese, con un breve transito a Morbegno, era avvenuto il trasferimento a Nuova Olonio, dove lo scorso 15 febbraio aveva compiuto 88 anni.

Dopo il periodo di supplenza a Triangia curato dal vicario foraneo, don Christian Bricola, nelle ultime settimane ha cominciato ad essere presente nel paese don Maurizio Divitini, parroco di Mossini e Ponchiera, che è poi stato nominato, nei giorni scorsi, amministratore parrocchiale. Lo stesso incarico che don Narciso ricopriva dal marzo 2006, quando aveva rinunciato all’ufficio di parroco dopo il compimento dei 75 anni. L’allora vescovo di Como, monsignor Alessandro Maggiolini, gli aveva chiesto di rimanere alla guida della comunità del paese e così, con determinazione, il sacerdote ha fatto finché la salute glielo ha permesso.

Originario di Tresivio, don Narciso si era formato nel seminario diocesano e il 26 giugno 1955 fu ordinato sacerdote dal vescovo Felice Bonomini. Da allora iniziò il suo ministero, svoltosi unicamente in provincia di Sondrio. Fino al 1957 come vicario a Buglio in Monte, poi come parroco a Frontale fino al 1966. Per un breve periodo, tra il 1966 e il 1967 fu parroco di Cosio Valtellino, quindi a Santa Croce di Piuro, dove rimase per 18 anni. «Sapiente sacerdote, uomo di profonda cultura, promosse il restauro delle chiese romaniche di San Martino e Santa Croce - ha scritto ieri su Facebook il sindaco di Piuro, Omar Iacomella -, oltre alle innumerevoli opere di carità verso i più giovani e gli amici dell’Opera don Guanella di Roma».

Nel 1985, don Narciso fu inviato a Sondrio per assumere il delicato incarico di cappellano della casa circondariale. Un impegno poi mantenuto per 28 anni - fino a quando è stato sostituito nel 2013 da don Ferruccio Citterio - e che gli valse, nel 2007, anche l’assegnazione del Ligari d’argento.

Nel 1992, il vescovo Alessandro Maggiolini chiese a don Narciso di guidare anche la parrocchia di Triangia. Il giorno del suo ingresso - ricordavano due anni fa i suoi parrocchiani, in occasione del venticinquesimo anniversario di presenza a Triangia -, don Narciso chiese di poter essere lasciato libero di svolgere il suo ministero. E ora - aggiungevano - «forse si può dire di avere compreso cosa significasse quel desiderio di volere essere anzitutto prete: ha sempre fatto ogni cosa con umiltà». Tra le altre cose poi, oltre ad aver avuto la gioia di veder celebrare la prima Messa a don Omar Corvi nel giugno 2004, don Narciso ha trasmesso alla sua comunità il suo spirito missionario, coltivato grazie all’amicizia con il guanelliano don Cosimo Pedagna e con padre Gianni Nobili.

Don Narciso Mandelli era un uomo appassionato dell’umanità. Capace di farsi prossimo a chi incontrava, fossero i detenuti, i malati o chiunque entrasse in contatto con lui. Si interessava dell’altro e, con una rara sensibilità, quasi con il timore di arrecare un qualche tipo di disturbo, coltivava un rapporto di vicinanza e di accompagnamento libero da ogni formalismo. Il suo stile e il suo impegno gli valsero, nel 2007, l’assegnazione del Ligari d’argento.

«Dal 1985, anno in cui è giunto a Sondrio, don Narciso Mandelli ha contribuito, attraverso i molti incarichi legati al suo apostolato, a sostenere spiritualmente la frazione di Triangia e a migliorare la realtà cittadina - si leggeva nella motivazione a sostegno dell’assegnazione dell’onorificenza cittadina -. Tra le molteplici e poliedriche attività svolte, si ricordano qui soltanto il sostegno che don Narciso Mandelli ha prodigato lungo gli anni agli ammalati in città e nella sua parrocchia, l’attività assidua e discreta presso la casa circondariale di Sondrio, l’entusiasmo con il quale ha contribuito a momenti festosi di socializzazione. L’opera di don Narciso Mandelli parte quindi dalla Sondrio di sopra, ma i suoi effetti si estendono alla città stessa, rendendo vivo e proficuo lo scambio di relazioni tra le frazioni e la città, e rendendo la frazione parte integrante del contesto urbano».

Fino a quando ha potuto, don Narciso ha coltivato anche le proprie passioni e i propri interessi: per la Sacra Scrittura e per la cultura in generale - ricordavano i suoi parrocchiani di Triangia due anni fa -: «Lo dimostra con le sue omelie, nelle quali sovente delizia l’assemblea con delle puntuali descrizioni dei brani ascoltati».

L’avanzare dell’età gli aveva invece imposto di rinunciare alle sue impegnative escursioni, che spesso aveva affrontato con l’allora arciprete di Sondrio, monsignor Alessandro Botta, con cui condivideva un profondo amore per la montagna.

Ieri sera la comunità parrocchiale di Triangia si è già radunata nella chiesa di San Bernardo per la recita del rosario. La preghiera sarà ripetuta anche questa sera, alle 20,30, mentre domani alle 15, nella stessa chiesa, è previsto il rito funebre, che sarà presieduto dal vescovo, monsignor Oscar Cantoni.


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