«Colturi, era una   grande persona»
Stefano Colturi durante la fase critica sul Ruinon

«Colturi, era una

grande persona»

Valdisotto Ieri si sono moltiplicate le testimonianze di immenso cordoglio per la morte per incidente del geologo

In tutti, all’indomani del tragico incidente in cui ha perso la vita Stefano Colturi, 57 anni, di Cepina di Valdisotto, geologo, scontratosi frontalmente con una Golf, alle 17,20 di sabato sulla provinciale 27, fra Tola e Aquilone, il pensiero è andato a due, distinti, ma simili scenari di frana, quella del Ruinon, di cui Colturi conosceva vita, morte e miracoli, e quella di Sant’Antonio Morignone, in cui la sua famiglia risiedeva.

«Mi diceva sempre che per lui, come per tutti coloro che hanno vissuto simili esperienze, c’era un prima e un dopo, la frana del Coppetto - ricorda Luca Dei Cas, geologo, direttore del centro di monitoraggio frane di Arpa Lombardia e che, in Alta Valle, ha risieduto per anni, quando lavorava per la Comunità montana di Bormio -. Ed è emblematico che abbia incontrato la morte proprio lì, a ridosso dei luoghi dove, nel 1987, avvenne la tragedia. Lì la sua famiglia, mi diceva, aveva la casa, completamente sommersa dalla frana, con tutti i suoi ricordi. Mi aveva colpito molto, quando mi aveva detto che, a differenza di altri, lui non aveva più certi ricordi. Le foto, ad esempio, di quanto era bambino, perché, diceva, quando bisogna andarsene in fretta e furia, non c’è il tempo per raccogliere simili effetti personali».

E, chissà, forse l’esperienza del 1987, quando aveva solo 23 anni, lo ha segnato al punto da connotare la sua vita professionale, indirizzandola verso la geologia, lo studio dei suoli e della loro composizione. Una conoscenza e una competenza completamente trasfuse nello scenario del Riunon, dove il suo presidio, negli anni immediatamente pre Covid, è stato costante.

Altruista e disponibile

«Abbiamo collaborato per anni, sul Ruinon - assicura Giuseppe Cola, appassionato di questo versante montuoso, straziato, dalla notizia -, insieme al suo collega Federico Riva. Mi sono sempre trovato benissimo, ho lavorato meravigliosamente, e, soprattutto, ho stretto con lui, una grande amicizia. Era una persona altruista, disponibile, sempre sorridente. Sono passato a trovarlo in studio a Cepina, pochi giorni fa. Mai avrei pensato che sarebbe stata l’ultima volta. Pensare che dovevamo andare in Valmalenco, su invito dell’impresa Nani, che aveva lavorato al disgaggio sul Ruinon».

Infatti, Lorenzo Nani, di Lanzada, dell’omonima ditta specializzata in disgaggi, conferma, anche se, la reazione alla notizia della morte dell’amico Stefano, di cui non era a conoscenza, l’ha lasciato senza parole.

«Mi spiace molto, non lo sapevo - assicura -. Ho lavorato tanto e bene con Colturi, sia sul Ruinon, sia a Valdisotto e a Livigno. Era una grande persona, un grande amico. Era anche curioso, desideroso di imparare. Allora, io gli mostravo alcuni trucchi del nostro mestiere e lui ci diceva i suoi. Lo avevo invitato qui, in Valmalenco, per una cena fra amici. Sono veramente allibito».

Di una grande collaborazione, nella fase più critica della gestione della viabilità, sotto il Ruinon, parla anche Luca Bellotti, vicesindaco di Valfurva, oltre che ex compagno di scuola di Colturi.

Umanità e competenza

«La sua competenza e il suo appoggio, durante l’emergenza Ruinon - assicura - sono stati fondamentali. Ha sempre capito le esigenze della popolazione, ha mostrato sensibilità, buon senso, apertura, che, devo dire, non sono affatto scontati, in certe circostanze. Ma lui non ha mai mancato di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Sempre presente sui cantieri, vigile, attento. Una garanzia per tutti noi».

Emblematiche, al riguardo, le parole scritte via Facebook da uno degli operai, addetti alla messa in sicurezza della parte bassa del versante, Michele Masa, incredulo alla notizia della morte di Colturi. «Non ci posso credere. L’anno scorso è stato il nostro angelo custode. Noi portavamo fuori la palta, con i camion e lui sempre lì, imperterrito, a controllare che non ci arrivassero sassi addosso». E poi, rivolto a lui: «Sei stato un grande. Grazie, Stefano».


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