Cola: «Giù le mani dalla zona franca  Non possiamo perdere posti di lavoro»
Il sindaco di Livigno Bormolini con il podestà di Poschiavo Della Vedova: il fragile equilibrio è ormai rotto

Cola: «Giù le mani dalla zona franca

Non possiamo perdere posti di lavoro»

Il presidente della Comunità Montana Alta Valle ribatte al podestà di Poschiavo. «Tenere aperto il tunnel del Gallo è una necessità: questione da affrontare su tavoli istituzionali».

«Giù le mani dalla zona franca». E il grido si sente ancora di più perché non è la classica difesa o insurrezione che giunge da Livigno ogni volta che qualcuno minaccia o anche solo prospetta l’abolizione dei privilegi extradoganali del Piccolo Tibet. La difesa che fa il presidente della Comunità Montana Alta Valtellina di Bormio, Raffaele Cola dopo che il podestà di Poschiavo, Alessandro Della Vedova ha azzardato l’ipotesi che la zona di Livigno possa essere rivista nel caso le vie di comunicazione non fossero più quelle attuali e non ci fosse più quella sorta di isolamento della quale Livigno ha sofferto, motivo per il quale ottenne la zona franca.

«La zona franca permette a Livigno di offrire tanti posti di lavoro e non possiamo permetterci di perdere posti di lavoro in un momento economico difficile come quello che stiamo vivendo - afferma Cola -. A Livigno sanno fare bene sistema e sinergia e sono bravi a fare turismo: deve essere un punto di riferimento per il nostro intero settore».

Non sono esattamente rapporti di buon vicinato quelli fra Val Poschiavo- Engadina e Livigno anche se dopo la sinergia dello scorso anno che ha portato alla realizzazione di vari percorsi di mtb che uniscono Livigno e l’Engadina valorizzando entrambe, sorprende che ci siano nuovamente frizioni.

«Se andiamo a ragionare in termini di macro regioni , dobbiamo pensare che siamo le Alpi, il centro dell’Europa senza troppe differenze. Se i problemi ci sono- afferma Cola - vanno affrontati sedendosi al tavolo non con questi messaggi ai giornali». Il “casus belli” che sembra aver rotto i fragili equilibri fra Val Poschiavo e Livigno è stata la reazione elvetica dopo il polemico raid del primo maggio del sindaco di Livigno Damiano Bormolini che in compagnia dell’europarlamentare Lara Comi ha affrontato un viaggio nel tunnel della Drossa, evidenziando tutte le problematiche legate ai costi del transito e le ridotte dimensioni del tunnel, auspicando il raddoppio delle corsie.

Ma la Svizzera sembra non sentirci da questo orecchio. L’importanza del tunnel del Gallo è rimarcata anche da Cola: «In inverno il tunnel della Drossa è l’unica via di comunicazione che l’intera Alta Valle ha col Nord Europa. Non è solo Livigno a beneficiare dell’apertura del tunnel, ma l’intero settore turistico di Valdisotto, Valdidentro, Bormio e Valfurva. In caso di Statale 38 bloccata, non dimentichiamo che il tunnel del Gallo impedisce l’isolamento dell’alta Valtellina. Tenerlo aperto e migliorarlo è una necessità». Ovviamente Cola conosce i problemi della Valposchiavo legati al traffico in direzione Valtellina: «Non possiamo negare questi problemi, loro hanno fatto la scelta di essere la prima valle a sistema biologico e ne rispettiamo la scelta. Ma è col dialogo che si risolvono i problemi. Ci siamo già trovati nel 2013 a Coira con i rappresentanti del governo svizzero, sappiamo i motivi tecnici che rendono difficile la sostenibilità del traffico in Valposchiavo, ma sono questioni da affrontare su tavoli istituzionali».


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