Cliente truffata on line  La banca risarcisce a metà
Una valtellinese è stata truffata per 30 mila euro

Cliente truffata on line

La banca risarcisce a metà

Una valtellinese aveva cliccato su una pagina “civetta” e i truffatori le avevano prelevato 30 mila euro

La banca non aveva predisposto tutti i sistemi di sicurezza necessari a impedire che il cliente fosse truffato, e ora dovrà risarcirlo con 15 mila euro, pari a metà della somma che gli è stata sottratta.

Lo studio legale Sala Della Cuna di Grosotto, con l’avvocato Mario Pini, ha vinto una causa (arbitrato, ad essere precisi) a favore di una correntista che si è vista svuotare il conto.

La truffata, una valtellinese, nel febbraio scorso ha ricevuto un sms apparentemente proveniente dalla sua banca, il Credito Valtellinese,  che le segnalava un accesso non autorizzato al suo conto corrente, invitandola ad accedere ad una pagina web per disconoscere tale accesso. Lei, in buona fede, ha cliccato sul link contenuto nel messaggio e ha inserito i suoi dati bancari in una pagina “civetta”, del tutto simile a quella ufficiale della banca. A quel punto è stata contattata al telefono da un sedicente operatore della banca, che la invitava a scaricare una app per poter stornare (cancellare) delle operazioni fraudolente commesse ai suoi danni.

Convinta di parlare con un incaricato della banca vera, la donna ha seguito le indicazioni, ha scaricato l’applicazione e ha fatto l’accesso all’internet banking, ricevendo simultaneamente messaggi (falsi) relativi all’avvenuto storno e comunicazioni di alert dalla banca vera.

A quel punto insospettita, la cliente ha contattato il Creval e ha scoperto che nel frattempo qualcuno aveva effettuato dal suo conto bonifici per 30.704,50 euro. In pratica, i truffatori grazie alla app scaricata hanno mantenuto il collegamento con il telefono cellulare della donna, autorizzato, e sono riusciti ad eseguire i bonifici come se fossero i titolari del conto, senza dover inserire password.

Scoperta la truffa, la cliente ha sporto reclamo, ma la banca si è rifiutata di risarcirla. Così, con l’assistenza dello studio legale di Grosotto, si è rivolta all’Arbitro bancario finanziario (Afb) di Milano, sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie, che ha accolto le argomentazioni portate nel ricorso. L’Afb ha infatti stabilito che  «la concatenazione delle circostanze è tale da affermare che l’intermediario (Creval, ndr) non abbia predisposto tutti i presidi di sicurezza necessari a impedire che il ricorrente fosse ingannato».

L’Afb da un lato ha riconosciuto che la donna non ha tenuto un comportamento improntato alla massima prudenza, avendo lei inviato i codici ricevuti sul cellulare: «i sistemi di controllo dell’intermediario (Creval) hanno infatti correttamente recepito e verificato l’esatta corrispondenza tra il codice che l’ignoto malfattore ha digitato nella pagina di pagamento ed il codice inviato sul cellulare del cliente, circostanza che ha reso possibile il buon esito delle transazioni». E per questo non le ha riconosciuto l’intera somma sottratta.

Ma l’Afb ha pure rilevato responsabilità della banca, imponendole di risarcire il 50%: «gli indici di anomalia delle operazioni (cioè il fatto che siano stati fatti 5 bonifici istantanei in meno di un’ora, per un importo così alto, senza contare che quella tipologia di operazione non era mai stata eseguita prima dalla cliente) avrebbero dovuto attivare una pronta risposta da parte del sistema di sicurezza dell’intermediario». Quindi l’Arbitro  ha  ritenuto  «che il sistema adottato non ha garantito una sufficiente tutela del cliente e ha disposto che la banca corrisponda alla parte ricorrente la metà della somma sottratta».

«Sono molto soddisfatto» il commento dell’avvocato Pini. Nessun commento da Creval.


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