Clamoroso ad Albosaggia, lasciano sette consiglieri: salta la giunta di Giugni
L’insediamento del sindaco Giugni avvenuto nel 2014 (Foto by archivio)

Clamoroso ad Albosaggia, lasciano sette consiglieri: salta la giunta di Giugni

A monte della decisione, così hanno spiegato i dimissionari di maggioranza, c’è il venir meno dei presupposti per arrivare a fine mandato a circa un anno e quattro mesi dalla sua scadenza.

Sette firme che affossano la giunta, mandano a casa il sindaco Fausto Giugni e sanciscono il commissariamento del Comune di Albosaggia. Sette consiglieri, sei di maggioranza e uno di minoranza, nella tarda mattinata di venerdì hanno rassegnato le dimissioni al municipio orobico: il vice sindaco Stefano Piasini, l’assessore al bilancio e all’istruzione Michele Giugni, i consiglieri Gelsi Bagini, Silvia Paruscio, Sergio De Bernardi, Alberto Fortini e il capogruppo di minoranza Elio Romeri.

A monte della decisione, così hanno spiegato i dimissionari di maggioranza, c’è il venir meno dei presupposti per arrivare a fine mandato a circa un anno e quattro mesi dalla sua scadenza: «Abbiamo portato a termine ciò che ritenevamo importante», come ad esempio «la variante al Piano del governo del territorio, che abbiamo licenziato giovedì sera in consiglio, nonché concluso opere prioritarie quale l’intervento di rifacimento del fondo in sintetico al campo sportivo. Ma arrivati a questo punto non ci sono più le condizioni per proseguire».

Stando alle parole dei sei dimissionari, pare essere svanita la sintonia tra il sindaco e il suo gruppo: «I rapporti si sono logorati, non ci sono più stati condivisione e dialogo».

Si è arrivati così ieri alla scelta di abbandonare la nave, nella consapevolezza che manchi poco alla fine del mandato, non escludendo la possibilità di andare alle urne tra maggio e giugno con la tornata elettorale che coinvolge anche il Comune capoluogo e altre amministrazioni del territorio.

Venuto a conoscenza delle dimissioni, immediato il commento del primo cittadino: «La cosa mi lascia meravigliato, perché se c’erano così tanta agitazione e malcontento, ci si poteva trovare, sedersi attorno a un tavolo e parlarne - ha detto Giugni ieri poco dopo la decisione dei sette amministratori -. Da poco sono venuto a sapere che si facevano riunioni solo con chi volevano loro, senza coinvolgermi».

Colpito dal gesto e dispiaciuto, appare comunque intenzionato ad andare a fondo Giugni: «Voglio capire il nocciolo della questione, perché si è sempre parlato e discusso assieme. Se ho pestato i piedi a qualcuno - ha proseguito -, bastava dirlo». Che l’atmosfera non fosse delle migliori e il malumore serpeggiasse l’aveva comunque inteso chi ha partecipato alle ultime sedute consiliari.

Anche in quella di due giorni fa nessuno ha manifestato particolare interesse - solo silenzio - alla proposta del sindaco Giugni di collaborazione per cominciare ad attrezzarsi, come era accaduto un paio di anni fa, per accogliere gli abitanti di Areches Beaufort, centro della Savoia, con cui il paese orobico da oltre dieci anni è gemellato.

Proprio in merito alla seduta di giovedì, Giugni ha stigmatizzato il comportamento dei consiglieri: «Alla luce delle dimissioni, è vergognoso che in consiglio comunale abbiano espresso voto favorevole su tutto. Se ritengono di essere più bravi e se vogliono andare avanti loro, che lo dimostrino. Certo non starò qui fermo a guardare e porterò alla luce le cose che non vanno. Mi domando però come si possa condividere con persone che non parlano e non accettano il dialogo».


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