Civo, dopo la tragedia  le domande sulle cause  «La manutenzione va programmata»
A sinistra è visibile la rete paramassi

Civo, dopo la tragedia

le domande sulle cause

«La manutenzione va programmata»

Il masso è precipitato da un centinaio di metri. Ma in tutto il territorio il rischio frane resta alto. Il geologo: fondamentare programmare gli interventi

Il distacco isolato di un singolo blocco, quello che è stato fatale a Roberto Bogialli, che non ha mutato le condizioni del versante esistenti prima dell’evento, tanto da consentire la riapertura di quel tratto della strada provinciale dei Cech orientale in base a una condizione di sicurezza pari a quella precedente alla tragica mattinata di lunedì.

L’amministrazione provinciale ha incaricato il geologo Giovanni Songini del sopralluogo successivo alla caduta del masso che lunedì ha travolto l’auto di Bogialli e ha poi stabilito, in base alla verifica tecnica, di poter riaprire al transito.

«Si è trattato di un distacco isolato – afferma Songini – di quel singolo blocco che per cause ovviamente non accertabili (si è ipotizzato il passaggio di un animale, la conseguenza delle intense piogge, il disgelo, ndr) e nemmeno importanti da determinare, ha iniziato la sua discesa verso valle attraverso il canale immediatamente a sinistra della valletta attraversata da un ruscello che viene superata dalla strada».

Il distacco - dice «è avvenuto esattamente a 100 metri di dislivello sopra il percorso stradale, in un’area non dissestata. Nella caduta, la traiettoria assunta dal masso ha fatto scavalcare la barriera paramassi esistente».

Differente è la valutazione, del tutto slegata dal caso specifico e dalle sue conseguenze che sono straordinari per concomitanza di eventi e tragicità dell’epilogo, che riguarda «una pericolosità diffusa che riguarda tutto il territorio e dunque anche i percorsi che li attraversano».

Per quanto riguarda il territorio comunale di Civo, che confina con Morbegno, Traona, Mello e raggiunge Val Masino, lungo la viabilità comunale e provinciale sono diverse le zone riconosciute come meno stabili: lungo la provinciale 10 tutti i primi chilometri fino alla località Cà della Linda e poi il tratto prima dell’ingresso a Dazio; la zona di Caspano, la Val Portola (luogo dell’incidente di lunedì) in direzione Cevo.

Negli anni la Provincia è intervenuta, compatibilmente con la disponibilità di risorse, per la messa in sicurezza di alcuni tratti o punti specifici, soggetti a dissesti più marcati. «In altri territori – afferma il geologo Maurizio Azzola – mi viene in mente la vicina Svizzera, si effettua una pianificazione della manutenzione che viene programmata sulla base di dati quali frequenza della caduta di massi in determinate aree e del passaggio di veicoli, utilizzando i sistemi di monitoraggio e conoscenza del territorio che oggi sono molto avanzati grazie anche all’uso delle nuove tecnologie. Ovviamente, neanche tutto questo è sufficiente a scongiurare totalmente il rischio di incidenti, perché le montagne scaricano massi e nessuno può prevederne la traiettoria. Monitoraggio e manutenzione aiutano e di certo sono preferibili rispetto agli interventi in emergenza indispensabili a sanare dissesti che periodicamente e in modo diffuso si verificano sui versanti».


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