Cinghiali, dopo il raid gli abbattimenti  «Provengono dalle province vicine»
Ecco come si presenta il manto erboso del parco del santuario di Valpozzo dopo il passaggio dei cinghiali

Cinghiali, dopo il raid gli abbattimenti

«Provengono dalle province vicine»

Piantedo, il comandante Simonini: «Nelle zone limitrofe la gestione del problema è diversa». Per i prelievi selettivi c’è il supporto dell’Istituto superiore per la protezione ambientale.

Proseguono controlli e monitoraggio, da parte delle guardie volontarie venatorie e degli operatori qualificati coordinati dalla polizia provinciale, nella zona di Piantedo in località Valpozzo interessata nelle scorse settimane da pesanti incursioni di cinghiali. «Siamo intervenuti in questa zona su segnalazione dell’amministrazione comunale – spiega il comandante della polizia provinciale, Graziano Simonini – analogamente a quanto succede anche altrove, dove a far presente situazioni di questo tipo sono anche privati . Non si tratta di attività venatoria, visto che nella nostra provincia non è aperta la caccia al cinghiale, bensì di un intervento di controllo della specie al fine della sua eradicazione».

Gli operatori qualificati che prendono parte alle battute di caccia pianificate per l’abbattimento dei cinghiali sono cacciatori debitamente formati attraverso corsi specifici superati con un esame finale, organizzati dalla Provincia e riconosciuti dalla normativa. In totale si parla di circa 200 cacciatori abilitati in provincia, di cui una sessantina attivi sul territorio a seconda della necessità:«Si tratta di una attività gestita in collaborazione con l’Ispra (istituto superiore per la protezione ambientale, ndr) in maniera da non disturbare le altre specie – ad esempio con un fermo intorno al mese di marzo per non creare problemi alle femmine gravide di ungulati – e nel rispetto anche di chi pratica l’attività venatoria, tanto che siamo maggiormente attivi al termine della stagione di caccia».

L’attività coordinata dalla polizia provinciale riguardo ai cinghiali ha consentito di abbattere notevolmente gli indennizzi riconosciuti per i danni alle colture provocati da questi animali. Nel caso di Piantedo, Simonini specifica che «gli animali che raggiungono questa zona provengono dalle province limitrofe, dove la gestione è totalmente differente tanto che la caccia al cinghiale è attività venatoria. Ciò determina che, ad eccezione dei due mesi circa di apertura della caccia, per il resto dell’anno questi animali prolificano, si spostano e come ben sappiamo generano danni a terreni e colture».


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