Chiavenna, muore di Covid  quattro giorni dopo la moglie
Sondrio coronavirus intervento CRI soccorso 118 ambulanza (Foto by Luca Gianatti)

Chiavenna, muore di Covid

quattro giorni dopo la moglie

La toccante storia dei coniugi Buzzetti di Chiavenna: lei scomparsa mercoledì, lui sabato pomeriggio

Erano nati lo stesso giorno, il 20 agosto, anche se di anni diversi, e sono morti a ridosso uno dall’altro, entrambi a causa del Covid. Luigia Finazzi, 74 anni, origini bergamasche, di Chiuduno, è morta mercoledì scorso, intorno alle 13.30, Bruno Buzzetti, 78 anni, suo marito, originario di Campodolcino, entrambi residenti con la famiglia a Chiavenna, è mancato sabato alle 15. A pochissime ore di distanza dall’ultimo saluto portato alla moglie, la cui salma è stata benedetta da don Andrea Caelli, sabato mattina, alle 11.15, nella camera mortuaria di Chiavenna.

Alla presenza del figlio Fabio, della nuora Lucia, dei nipoti Francesca e Bryan, mentre gli altri due figli, Mattia e Veronica, erano collegati in diretta attraverso il telefonino di una parente.

Solo Mattia, all’ultimo momento, proprio mentre la salma stava per essere trasportata al forno crematorio di Albosaggia, è riuscito a “liberarsi” e arrivare, di tutta fretta, in bicicletta, in camera mortuaria, avendo avuto il nulla osta dell’Ats della Montagna, considerato che, allo scadere dei 21 giorni di isolamento, nonostante si permanga positivi, si ha il permesso ad uscire in quanto la carica virale appare praticamente neutralizzata.

«Siamo tutti provati e scossi, ma cerchiamo di reagire - dice Fabio Buzzetti, che, praticamente, si è sobbarcato il peso di ogni incombenza e dei giorni di veglia -. Spiace molto, sia per la mamma sia per il papà, anche se, con lui, litigavo spesso. Due testoni, entrambi. Però, era un pezzo di pane. Era invalido da anni, almeno venti, dopo l’infortunio sul lavoro riportato nella cava di marmo, a Splügen, nella vicina Svizzera, dove ha sempre lavorato per la “Toscano”. Martedì mattina lo ha trovato, mio fratello, a letto, che non riusciva a respirare. Il giorno prima avevamo appena ricoverato la mamma a Gravedona, l’indomani è toccato a lui. Un grande dispiacere».

Non è del tutto convinto, tuttavia, Fabio, che è operatore di Croce Rossa, e non lo sono neppure i suoi famigliari, circa il fatto che sia stato fatto proprio tutto il possibile per assistere i genitori.

«Non dico che le cose potessero andare diversamente, magari la situazione era tale che doveva andare così, però - precisa Fabio Buzzetti - non abbiamo visto un medico in casa, se non per l’effettuazione del tampone, sia alla mamma sia al papà, dato che non riuscivano ad andare a farlo di persona. Dopodiché, il vuoto. Contattare il medico di base, un’impresa. Nessuno risponde mai dall’altro capo del filo. Perché abbandonare così, alla mercé, persone già fragili, con patologie pregresse, per le quali il virus può essere letale?» si chiede il figlio dei coniugi scomparsi.

«Dai miei genitori, la situazione, era al limite. Mamma e papà invalidi, alle prese col virus, fratello e sorella in isolamento che, comunque, cercavano di fare quello che potevano - racconta ancora il figlio -. A un certo punto, mi sono bardato da capo a piedi e sono andato a casa io, per vedere come stavano le cose, e stavano già molto male... Ma, dico, un piano di assistenza, delle visite di controllo periodiche, non si possono prevedere? Non si può fare tutto al telefono, quando va bene, in casi così delicati».


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