Chiavenna, il saluto a Triaca: «Capace di dare e ricevere fiducia»
Ad accogliere, ieri mattina, il feretro di Triaca c’era tanta gente (Foto by foto Lisignoli)

Chiavenna, il saluto a Triaca: «Capace di dare e ricevere fiducia»

La lunga omelia dell’arciprete: «È stato un tessitore di speranza nel mondo del lavoro. Figura coerente a costo di non essere sempre simpatica».

«Un tessitore di speranza». Così l’arciprete di Chiavenna, don Andrea Caelli, ha definito la figura di Emilio Triaca, manager chiavennasco scomparso in settimana per un male incurabile, durante i funerali tenutisi ieri nella chiesa di San Lorenzo. Ad accogliere il feretro di Triaca tanta gente. Amici, vecchi compagni di militanza politica, colleghi di lavoro, molti ragazzi amici dei figli Stefano, Michele, Simone e Giovanni. Oltre naturalmente a una nutrita pattuglia di amministratori locali, vecchi e nuovi. Persone che hanno intrecciato la propria esistenza, la propria attività, con quella di Triaca. Un protagonista degli ultimi 30 anni. Dall’esperienza come consigliere comunale agli incarichi manageriali in Levissima, nell’Asl di Sondrio e, quindi, in altre Aziende Sanitarie della Lombardia, fino alle Terme di Bormio.

Una cerimonia sobria e sentita incentrata sulla lunga omelia dell’arciprete chiavennasco. «Emilio era un uomo dal carattere riservato e riflessivo ma schietto, onesto. Aveva opinioni forti, ma quando queste opinioni sono meditate l’uomo viene apprezzato, stimato. Quando qualcuno muore se ne parla sempre bene, ma i messaggi vanno decodificati. Ecco, io penso che ci sia verità in quegli sprazzi di descrizione fatti in questi giorni seguiti alla sua scomparsa. Sia dai giornali, ma soprattutto dai messaggi che sono arrivati alla famiglia. La sua capacità di essere coerente e fedele non è solo una dote umana, ma è anche una struttura che nasce dall’esperienza della fede - ha aggiunto -. Anche a costo di non risultare sempre simpatici. A volte esprimendo il proprio pensiero senza cercare il consenso a tutti i costi. Questo significa essere quello che una volta veniva definito “galantuomo”».

Don Caelli ha ricordato il continuo confronto avuto tra Triaca e lo storico arciprete di Chiavenna don Siro Tabacchi, che lo ha accompagnato nel percorso fino alle nozze con la moglie Valeria. Per poi soffermarsi sulla sua figura di manager in contesti non sempre semplici: «Il manager - ha commentato don Caelli -. Molti l’hanno conosciuto sotto questa veste, tanto da essere forse più conosciuto fuori dal territorio della Valchiavenna. Vorrei definirlo un tessitore di speranza, soprattutto lavorativa, in un momento di crisi. Caparbio, tenace, capace di dare e ricevere fiducia. La Levissima, tutta l’esperienza nella realtà della sanità lombarda fino alle Terme di Bormio. E altre esperienze pubbliche. Esperienze che hanno qualificato la sua professionalità. Di queste persone c’è bisogno in questo momento di difficoltà economica e culturale».

Emilio Triaca, scomparso a 68 anni, riposa nel cimitero municipale di Chiavenna.


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