Chiavenna, aperta la pista del ghiaccio  Ma si riflette sui costi dell’impianto
La pista di pattinaggio a Chiavenna era pronta a ottobre, poi il caldo ha rovinato tutto (Foto by Foto Lisignoli)

Chiavenna, aperta la pista del ghiaccio

Ma si riflette sui costi dell’impianto

Il vicesindaco Trussoni risponde che è stato il caldo anomalo a creare problemi. «Ora la manutenzione è semplice, ma bisogna fare un accordo con Madesimo per l’hockey».

Pattinaggio dello stadio del ghiaccio di Chiavenna riaperto ieri, e l’avvio della stagione dovrebbe essere definitivo a meno di nuovi imprevedibili aumenti drastici della temperatura, ma in città ci si interroga sull’opportunità di realizzare il ghiaccio troppo precocemente. Quest’anno la stagione doveva partire il 14 ottobre e la settimana seguente c’erano 28 gradi in città. Un tentativo che è costato tanto dal punto di vista economico. Chi in passato ha avuto a che fare con i lavori di formazione dello spessore necessario a consentire di pattinare a Chiavenna parla di una spesa di un migliaio di euro ogni giorno per la formazione del ghiaccio. Un’operazione tentata due volte per 7-8 giorni di lavoro a ogni tentativo. I dubbi ci sono. Bastava fermarsi in qualche capannello di gente lungo via Dolzino in questi giorni.

«So che c’è qualche malumore e li comprendo anche - commenta il vicesindaco di Chiavenna Davide Trussoni - ma l’evento meteorologico che ha portato al completo scioglimento del ghiaccio non era prevedibile. Lo erano le alte temperature, ma non il Favonio abbinato a quelle temperature. La combinazione è stata devastante per il ghiaccio, che altrimenti una volta che si è formato resiste bene agli sbalzi termici, tanto è vero che non mi risulta ci siano stati altri casi in passato di scioglimento». Detto questo rimane il problema, già affrontato nei giorni scorsi anche dal direttore del Centro Polisportivo Valchiavenna, Massimiliano Scordamaglia, della compatibilità del ghiaccio con le temperature di ottobre di una località posta a 300 metri sul livello del mare. Soprattutto nelle ultime stagioni.

«L’idea di aprire presto il pattinaggio - spiega Trussoni - è dovuta al fatto che una volta formato il ghiaccio, operazione che ha costi alti, il mantenimento impatta pochissimo sul bilancio del centro. Per questo conviene tenere aperto il più possibile. Purtroppo negli ultimi anni c’è stato un calo delle frequenze del pattinaggio. Parlo degli ingressi normali, visto che con le scolaresche è stato fatto un grande lavoro di coinvolgimento. C’è poi la società di Hockey, che ha tutto l’interesse ad avere il ghiaccio quanto prima». Le soluzioni sono due, se proprio non si vuole rinunciare al ghiaccio ad ottobre. La prima, richiesta soprattutto dai tifosi dell’Hockey, è la chiusura totale dell’impianto con la realizzazione delle pareti laterali a completamento del tetto realizzato due decenni or sono. «Per questa soluzione, che andrebbe anche valutata tecnicamente, non mi sembra che attualmente ci siano le condizioni - commenta Trussoni - . Meglio cominciare a pensare di fare sistema con Madesimo, che il prossimo anno avrà pronto il suo palazzetto. Fare il ghiaccio a 1.500 metri a ottobre è ben diverso che farlo a 300. Certo bisogna discuterne, anche dal punto di vista economico, con l’amministrazione comunale di Madesimo e la società che gestirà quel palazzetto.

Come noto il Centro di via Picchi, che comprende anche piscina e campi da tennis, ha dei costi molto alti per la collettività. Si parla di un deficit programmato, che copre la Comunità montana, di 160mila euro. A questo nel corso degli anni si è aggiunto un extra-deficit quantificabile in circa una quarantina di migliaia di euro.


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