Mercoledì 28 Agosto 2013

Cervi alla Culmen di Dazio

Per l’abbattimento atteso l’ok

I cervi nell’area protetta della Culmen di Dazio hanno proliferato negli anni e ora sono una emergenza

Il piano di abbattimento selettivo dei cervi alla Culmen di Dazio predisposto dall’ufficio faunistico della Provincia di Sondrio c’è ed è stato inviato all’Ispra di Bologna, l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, che svolge anche funzioni di controllo sulla fauna selvatica. L’ente bolognese ha l’ultima parola sulla proposta di palazzo Muzio, che mira a contenere la sovrappopolazione di ungulati nella zona di riproduzione e cattura della Culmen, che tanti problemi di cattiva convivenza sta creando nei centri abitanti di Dazio, Ardenno, Civo e nelle frazioni retiche di Morbegno. Il progetto chiede l’abbattimento di 50 capi, che potrebbero arrivare a 70, a seconda del risultato dei censimenti che saranno ripetuti nel 2014.

Stando ai dati attualmente a disposizione, si stima che sarebbero circa 250 gli ungulati che vivono sulla Culmen, con una densità di 44 capi per chilometro quadrato, più del doppio rispetto a quella registrata lo scorso anno, ma già nel 2009 i valori di densità invernale-primaverile erano piuttosto alti (13 capi per chilometro quadrato). Il che si spiega considerando le condizioni particolarmente favorevoli alla Culmen per questa specie di ungulati. Essendo del tutto bandita la caccia, è diventato un sito tranquillo. «Anno dopo anno, la Culmen - spiegano i tecnici - ha assunto un ruolo chiave per la popolazione, con concentrazioni e densità veramente alte». Con il passare degli anni i cervi sono diventanti maggiormente stanziali. Nel 2013, anno anomalo dal punto di vista climatico, con nevicate e temperature basse fino ad aprile-maggio, hanno ritardato gli spostamenti verso l’alto, ma questa tendenza si è abbastanza consolidata, aumentando così i danni causati alle colture e il rischio di incidenti stradali.

Benché le richieste di risarcimento siano poche, in quanto gli indennizzi vengono erogati soltanto agli agricoltori professionisti, e qui si tratta soprattutto di danneggiamenti ai privati che mantengono piccoli appezzamenti di vite, prato, ma soprattutto ortaggi, dal 2010 al 2012 si è passati da 500 metri quadri di superficie interessata dalle incursioni a 117.725 metri quadri, con un incremento davvero esponenziale.

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