Cazzaniga al Muvis. «I suoi acquarelli un omaggio alla Valle»
Un acquarello ispirato dalle montagne della valle Spluga

Cazzaniga al Muvis. «I suoi acquarelli un omaggio alla Valle»

La retrospettiva chiude il 20 agosto. In mostra le cime che l’artista dipinse a Campodolcino quando l’estemporanea di pittura attirava critici e pittori

È un evento che potrebbe passare inosservato, in questa cascata di appuntamenti estivi, la mostra di Giancarlo Cazzaniga allestita al Muvis di Campodolcino dal gallerista Mario Palmieri, a cui si devono tante esposizioni di illustri autori negli anni scorsi tra Chiavenna e Madesimo: da Renato Guttuso a Salvatore Fiume, da Andrea Cascella a Pietro Consagra, da Aligi Sassu a Manzù, da Martini a Messina, tanto per citarne alcuni. Stavolta tocca a Giancarlo Cazzaniga, anche se non è la prima volta che le sue opere sono esposte a Chiavenna, Campodolcino e Madesimo. Nel primo caso rimane il ricordo della sua personale nell’ex chiesa barocca di San Fedele, l’unica volta che quell’ambiente, normalmente chiuso al pubblico, ha ospitato una mostra, un vero e proprio avvenimento d’arte, con la partecipazione del duo dell’amico Franco Cerri. E non fu un caso, perché l’arte di Cazzaniga era nata insieme al jazz e le pennellate vibranti dei suoi quadri privilegiarono quel mondo dove egli visse, facendo del bar Jamaica di via Brera a Milano un ritrovo di arte e di artisti, dando vita a quello che fu definito dai critici realismo esistenziale. Egli fu amico, tra l’altro, del trombettista e cantante statunitense Chet Baker, tra i principali esponenti della cool jazz, ma anche di tanti intellettuali italiani, a cominciare da Leonardo Sciascia.
Nato nel 1930 a Monza, Cazzaniga ha al suo attivo tante mostre, di cui qui mi limito a ricordare quelle alla Permanente di Milano e, nel 1962 e ’66, alla Biennale di Venezia. L’ultima antologica, prima di morire a 83 anni il 5 dicembre di quattro anni fa, fu alla Leo galleries della sua Monza, che si trasformò in una festa per l’artista, riservato e schivo com’era nel suo carattere, ma consapevole del suo talento.
Andando al Muvis di Campodolcino, dove la sua personale rimarrà aperta fino al 20 agosto, molti penseranno di ritrovare i suoi noti jazzman e le sue intense ginestre. Nulla di tutto questo: è una sorpresa che egli aveva preparato decenni fa durante i suoi soggiorni estivi a Campodolcino, quando l’estemporanea di pittura attirava critici del calibro di Mario Monteverdi e di Giorgio Seveso e pittori come l’albanese Ibrahim Kodra.
La sorpresa è un omaggio alle montagne della valle, in una serie di acquarelli che non sono mai stati esposti al pubblico né – com’è auspicabile – riprodotti su libri. Il visitatore avrà l’opportunità di conoscere un aspetto inedito di Giancarlo Cazzaniga e di riconoscergli l’amore che egli riservò alla nostra terra.
Un’occasione per visitare anche il complesso del museo, aperto tutti i giorni, tranne lunedì, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 18.


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