Cavalli Haflinger, la “classica” batte  anche il maltempo
La mostra dei cavalli Haflinger a Samolaco

Cavalli Haflinger, la “classica” batte

anche il maltempo

Samolaco, soddisfazione per la riuscita della rassegna interprovinciale di scena ieri nella frazione di Somaggia. Tramanzoli: «Appuntamento particolarmente sentito».

Il maltempo non ha fermato la mostra. Nonostante la pioggia molto intensa e le inevitabili complicazioni a livello logistico, al termine dell’edizione numero 82 della rassegna interprovinciale del cavallo Haflinger di Samolaco sui volti dei presenti s’è osservata soltanto soddisfazione. Quella dell’Associazione provinciale allevatori, che ha visto sfilare nel ring tutti gli iscritti della vigilia, provenienti non solo dalla Valtellina e dalla Valchiavenna, e quella dei partecipanti, che hanno raccolto gli applausi di colleghi a pubblico. E naturalmente gli spettatori hanno apprezzato la manifestazione, anche se non c’è stata l’affluenza delle edizioni, segnate da un bel clima autunnale.

Il premio “best in show”, che nel lessico di queste manifestazioni va alla campionessa assoluta, è stato vinto dalla cavalla Uhu di Milena Tarca di Novate Mezzola. Ma gli applausi sono andati a tutti i partecipanti. «La mostra di Samolaco è un appuntamento molto sentito non solo dai cento allevatori della provincia di Sondrio, riuniti nella sezione guidata da Aurelio Sala - ha sottolineato il direttore di Apa Gianmario Tramanzoli -. È percepita come un dei classici appuntamenti del mondo dell’Haflinger». Per il secondo anno consecutivo l’Associazione nazionale allevatori cavalli di questa razza ha consentito di organizzare il concorso italiano dei puledri nati nel 2018 a Somaggia. È un chiaro segno della considerazione di cui gode la provincia di Sondrio.

«Una piccola realtà, ma anche e soprattutto una delle culle di questa razza generata inizialmente con il cavallo di Samolaco e poi selezionato per l’evoluzione verso l’Haflinger», ha aggiunto Tramanzoli. La mostra di fine ottobre è un evento che affonda le proprie radici nella tradizione della valle della Mera e nella sua storia di terra di agricoltura e allevamento, ma anche di commercio, con i carri trainati dai cavalli sulle antiche mulattiere dei passi alpini. Sono cambiati i tempi e in parte le caratteristiche degli esemplari, «ma gli allevatori della provincia continuano a dare dimostrazioni dell’elevato livello raggiunto dai nostri capi». Come avviene in tutto il settore dell’allevamento zootecnico, secondo Tramanzoli «è una questione di valore aggiunto: preparazione e selezione sono aspetti cruciali». Qualità che non sono più finalizzate, come avveniva un tempo, al lavoro nei campi. «Questo è sempre più un “cavallo da trekking” - ha precisato -. La selezione ha portato a un animale di maggiore struttura, che ben si presta al turismo equestre, alle passeggiate sulle ippovie, anche grazie alla sua docilità che lo rende di facile accesso anche a dei neofiti».


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