«Casula non è folle»: chiesti 11 milioni   di risarcimento
L’imputato Emanuele Casula

«Casula non è folle»: chiesti 11 milioni

di risarcimento

Le parti civili ieri hanno insistito sulla lucidità del ragazzo quando uccise Veronica e colpì Gianmario. «La cifra chiesta è simbolica. Il dolore non si misura».

Hanno chiesto 11 milioni di risarcimento per le vittime, «ma la cifra è solo “simbolica”, perché tutti sanno che non è una questione di soldi e che il dolore, un dolore che è di un’intera comunità - hanno detto gli avvocati -non va a peso e non si misura in euro».

E non hanno preteso l’ergastolo, ma solo perché “tecnicamente” le regole del processo non consentono alle parti civili di avanzare richieste di pena. Hanno però sposato in toto le conclusioni a cui è giunta la Procura di Sondrio che per Emanuele Casula, l’operaio di Grosotto (classe ’96) reo confesso dell’omicidio di Veronica Balsamo e del tentato omicidio di Gianmario Lucchini, esige il carcere a vita.

Ma non si sono però limitati solo a questo gli avvocati dei parenti delle vittime. No, Enza Mainini ed Antonio Sala Della Cuna insieme, anche se in modo distinto e complementare, hanno cercato di demolire l’unico “asso” nella manica della difesa, ovvero la perizia psichiatrica chiesta dal Tribunale di Sondrio in sede di incidente probatorio. Una perizia, secondo la quale «Casula era capace di intendere e di volere, ma affetto da un parziale vizio di mente». Un’attenuante, per dirla tutta, che potrebbe evitare al giovane il massimo della pena.

«Per noi è stato un delitto folle, quello di Grosotto, non “di folle”», ha tenuto a dire l’avvocato Sala Della Cuna che in aula rappresenta la famiglia Lucchini. Il legale ha citato più di un caso nazionale per sostenere la sua tesi, da quello di Adam Mada Kabobo, il ghanese che l’11 maggio 2013 ha impugnato un piccone e ha ucciso tre persone a Milano («lui le voci nella testa non le ha sentite solo quando ha commesso il delitto») al delitto di Garlasco («Anche in quel caso si è trattato di un delitto d’impeto a cui sono seguite menzogne e non ricordo»).

«Ho fatto leva sulla crimino-dinamica, ovvero su come è stato commesso il fatto, per dimostrare l’assoluta lucidità dell’imputato - spiega ancora l’avvocato - che in questi mesi ci ha proposto solo menzogne... Il suo è stato un comportamento “da manuale” dopo l’omicidio: ha cercato di allontanare, di dimenticare quello che ha fatto».

«Magari non sapremo mai davvero le ragioni per cui Emanuele ha ucciso Veronica - afferma la collega Enza Mainini, che in aula, non senza mostrare emozione e coinvolgimento, ha rappresentato i genitori di Veronica, il fratello e la nonna («nessuno di loro se l’è sentita di essere qui oggi, del resto anche questa udienza è stata molto pesante») - ma sappiamo per certo che sono futili e che questo è stato un crimine orrendo».

Emanuele, dunque, per le parti civili è perfettamente in grado di intendere e volere e lo era anche il 23 agosto di due anni fa. «La perizia è debole perchè parte da una conclusione sulla quale ha costruito un teorema che la supporta con considerazioni scientifiche che secondo noi non sono attinenti a questo caso».

Avrà dunque di che ribattere la difesa di Casula, che parlerà giovedì prossimo. A dire il vero uno spunto su cui fare leva l’avvocato Francesco Romualdi ieri lo ha trovato: la ricostruzione del delitto fatta in aula dalle parti civili è molto simile per non dire identica a quella offerta da Casula con la sua confessione, mentre si discosta - per contro - da quanto sostiene la Procura di Sondrio. Se, infatti, secondo i pm Elvira Antonelli e Giacomo Puricelli, l’operaio quella sera parcheggiò sul ciglio della strada di Roncale per poi aprire la portiera dell’auto e gettare la giovane nella scarpata dove poi l’ha finita, per le parti civili, l’auto si sarebbe fermata davanti alla chiesa della piccola frazione: i due giovani avrebbero litigato nell’abitacolo dove Emanuele ha sferrato il primo colpo. Poi ha trascinato la ragazza fuori dalla vettura e ha continuato a colpirla. Quando la ragazza era ormai esanime, l’ha raccolta e l’ha adagiata nell’anfratto, tra i rovi. E l’ha colpita mortalmente.

Certo, le differenze tra le due ricostruzioni non sono macroscopiche e nemmeno determinanti, ma il fatto che le parti civili condividano la versione data dalla difesa, rende Casula credibile. E questo va a suo vantaggio.

«Resta il fatto che per noi c’è la piena imputabilità di Casula che per questo merita - come da legge - il massimo della pena. Di eventuali risarcimenti sappiamo già che non vedremo un soldo», dicono gli avvocati delle famiglie distrutte (6 milioni la richiesta per i Balsamo, 5 milioni il risarcimento avanzato dai Lucchini). Se la richiesta, accorata, delle parti civili verrà accolta, lo sapremo la prossima settimana. Dopo l’arringa della difesa, ci saranno le repliche della Procura e il giudice Fabio Giorgi, potrà finalmente pronunciarsi.


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