Castione, a San Rocco si inaugura il vigneto recuperato
Il sindaco Franchetti con Giuseppina Parravicini (Foto by Fotoservizio Gianatti)

Castione, a San Rocco si inaugura il vigneto recuperato

Ieri il sindaco Franchetti ha illustrato tutti i passi compiuti. Un’esperienza sociale importante.

Un esempio virtuoso, «un modello da replicare laddove l’abbandono del territorio sta vincendo. La nostra iniziativa dimostra che non tutto è perduto e che nella sinergia tra diversi attori sta il segreto per raggiungere grandi obiettivi». Come la rinascita della “Vigna di San Rocco”, tre ettari circa di vigneto ritornati a nuova vita, inaugurati ieri a Castione, dove a fare gli onori di casa ha pensato il sindaco Massimiliano Franchetti inquadrando l’ambito entro cui si è svolto l’ambizioso progetto frutto di un lavoro corale.

Partita da lontano - circa tre anni fa -, l’iniziativa ha visto il Comune collaborare con l’Ufficio di Piano con il progetto finanziato da Fondazione Cariplo “+++ Segni positivi”, tra le cui azioni c’è il “Cantiere agricolo”, con interventi affidati consorzio di cooperative Solco, realizzati dalla cooperativa Intrecci di Tirano. Proprio con quest’ultima l’amministrazione ha iniziato a progettare la rinascita del dosso vitato, insieme alla Società economica valtellinese (Sev) presieduta da Benedetto Abbiati e alla Fondazione Fojanini. Fondamentale l’associazione fondiaria “Vigneti di San Rocco”, fondata nel gennaio del 2017 - la prima in Lombardia - e presieduta dallo stesso Franchetti, una specie di società dei proprietari dei fondi, attraverso la quale hanno messo disposizione i loro terreni gestiti dalla stessa. Ma, e qui sta la valenza sociale del progetto, la realizzazione dei lavori ha permesso con il “Cantiere agricolo” di dare un lavoro a sei presone disoccupate, tre delle quali residenti in paese.

«La rinascita della collina di San Rocco, in località Motta, ai piedi dell’auditorium comunale “Leone Trabucchi”, è come una cornice di un quadro a cui finalmente il pittore si è degnato di donare il dipinto», la metafora utilizzata da Franchetti, poi esplicitata nella sua spiegazione davanti a un folto pubblico prima del taglio del nastro per mano di Giuseppina Parravicini, 93 anni, la più anziana tra i proprietari dei terreni.

«La bellezza che ci circonda non è altro che l’incontro tra la natura, che ci mette la cornice, e le mani callose dell’agricoltore che diventa pittore» ha proseguito Franchetti. «Questa è una amministrazione che ha dimostrato di saper lavorare bene - ha detto Marco Dell’Acqua, membro della Commissione centrale di beneficenza della Fondazione Cariplo, nonché presidente della Pro Valtellina -, concreta, in grado di mettere a frutto risultati importanti».

«Un intervento che, oltre ad impattare positivamente sull’ambiente e sull’economia locale, conserva una forte connotazione sociale» la sottolineatura del vice presidente di Solco Massimo Bevilacqua, mentre Marco Agutoli e Gianfranco De Campo, rispettivamente presidente e direttore di Intrecci hanno da una parte ringraziato «per la possibilità di dare concretezza ad uno dei principi della cooperativa sociale, ossia che insieme si può fare», dall’altro hanno manifestato interesse «per la sostenibilità futura del progetto», da esportare in altre realtà, come hanno auspicato il consigliere provinciale con delega al Turismo Franco Angelini e il presidente della Fondazione Fojanini Flavio Bottoni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA