Castello Paribelli salotto della cultura. E delle emozioni
Il selfie dello scrittore Luca Bianchini a “Il Paese delle storie”

Castello Paribelli salotto della cultura. E delle emozioni

Ad Albosaggia storie d’autore e spunti di riflessioni. Un plauso al coraggio di raccontarsi nero su bianco. Bianchini: «Come si è a 17 anni si rimane tutta la vita»

La cultura non fa grandi numeri, ma regala forti emozioni e spunti di riflessioni, suscitati dalle parole di 12 autori, che uno dopo l’altro, si sono raccontati domenica pomeriggio sotto il sole nel giardino di Castello Paribelli. Un salotto culturale per pochi fortunati - poco più di un centinaio gli spettatori - con l’ex-sindaco Graziano Muradaperfettamente a suo agio nei panni di moderatore a “Il Paese delle storie”, festival della letteratura che ha riabbracciato - la prima volta era venuto nel 2011 - Luca Bianchini.
Special guest, voluto dalla Fondazione Albosaggia, che, insieme alla biblioteca e al Comune ha promosso questa edizione numero sette, Bianchini ha contagiato il pubblico con quella sua innata ironia e carica positiva presentando la sua ultima “creatura”, il romanzo edito da Mondadori “Nessuno come noi”. Una storia a metà tra autobiografia e nostalgia, di lui, studente di liceo a fine anni ’80 e dei suo compagni di classe. E di avventure. Apprezzato scrittore e giornalista di origine torinese, celebre ai più per il suo libro “Io che amo solo te”, Bianchini ha assicurato che come si è a 17 anni lo si rimane per tutta la vita. Anche se trent’anni fa era (forse) più facile tessere rapporti e amicizie.
Temi, questi, toccati anche dagli altri autori locali intervenuti, «ognuno con una storia da raccontare, che hanno avuto il coraggio di mettere su carta pensieri, emozioni, il loro vissuto» ha voluto sottolineare in apertura Murada accogliendo Giorgia Cozza, giornalista, scrittrice di origine comasca, ma da anni residente a Castione, che ha riassunto “Scusate, ma la mamma sono io”, Giorgio Gianoncelliche ha presentato “Eventi umani”, il maestro di scuola primaria Franco Mottalini con “Su per la valle. La scuola di Sostila” scritto insieme a Liberale Libera, e Antonio Sisanacon “Sette passi per un mondo migliore”. Ognuno di loro, in stili e in ambiti diversi, ha, chi ripercorrendo il passato e la memoria, chi focalizzandosi sul ruolo della mamma oggi, chi della scuola e della società odierna, messo in luce le difficoltà del presente, quali il rischio della solitudine, di perdere i ricordi di chi ci ha preceduto e di non saper vivere apprezzando quanto si possiede, fagocitati da ritmi incalzanti e da una comunicazione sempre più intermittente, talvolta addirittura assente. Omaggio a Pier Paolo Pasolini con “L’odore della notte” di Paolo D’Anna, emozioni forti con “Shake my colors” di Silvia Montemurro, mentre Luca Morettiha raccontato il suo “Titanic”, per proseguire poi con “La scelta finale” di Fabrizio Simonini, Sara Pusterlae “Wolf’s heart saga”. Infine Stefano Valentie Massimiliano Greco, rispettivamente con “Rosso nella notte bianco” e “Discorsi sulla stupidità umana”, in un gioco di parole che ha letteralmente catturato l’attenzione del pubblico, che, applaudendo a più riprese, ha dimostrato di apprezzare quanto il salotto culturale ha regalato.


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