Caso Mattia Mingarelli  Chiesta un’altra archiviazione
Mattia Mingarelli, agente di commercio comasco, aveva 30 anni

Caso Mattia Mingarelli

Chiesta un’altra archiviazione

Comasco trovato morto in Valmalenco, dopo il supplemento di indagini non sono emersi elementi nuovi. Antonelli: «Nulla è stato tralasciato». La famiglia ha già depositato due richieste di opposizione: deciderà il giudice

Nuova richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica di Sondrio cui ha fatto seguito, a stretto giro di posta, il duplice atto di opposizione, alla medesima, presentato dai legali della famiglia di Mattia Mingarelli, il 30enne di Albavilla, in provincia di Como, scomparso il 7 dicembre del 2018 dai Barchi di Chiesa in Valmalenco e ritrovato cadavere il 24 successivo in un boschetto sottostante la zona.

I dubbi

Una fine cui i famigliari di Mattia, la mamma Monica, il papà Luca, le sorelle Elisa e Chiara, non si sono mai rassegnati, non ritenendola consona alle risultanze di indagine che danno, il giovane, morto in seguito ad una caduta accidentale nel bosco dove, complice il buio, sarebbe scivolato battendo il capo contro una pietra.

A null’altra evidenza ha portato l’indagine condotta, nell’immediatezza del fatto, da Claudio Gittardi, all’epoca procuratore della Repubblica di Sondrio, che ne aveva chiesto, infatti, l’archiviazione. Conclusione respinta il 28 gennaio scorso, dal giudice per le indagini preliminari Pietro Della Pona, che aveva ritenuto fondati i motivi di opposizione contenuti nell’atto proposto dai legali della famiglia Mingarelli.

Il giudice aveva concesso sei mesi di tempo alla Procura per ripercorrere quei 17 giorni intercorsi fra la scomparsa di Mingarelli e il suo ritrovamento senza vita, e in questo lasso di tempo ogni aspetto della vicenda è stato considerato dal sostituto procuratore Chiara Costagliola, titolare del fascicolo, e da Elvira Antonelli, procuratore della Repubblica facente funzioni, che ha seguito il supplemento d’indagine. Nel corso della quale è stata fatta un’ennesima “audizione” di Giorgio Del Zoppo, titolare del rifugio “Ai Barchi” di Chiesa, convocato di nuovo in caserma a Sondrio come persona informata dei fatti, in quanto - pare - ultima persona ad aver visto vivo Mattia intorno alle 19.30 del fatidico 7 dicembre 2018.

«Nulla, come del resto già fatto dal mio predecessore, è stato tralasciato - assicura Elvira Antonelli -. Ogni singolo aspetto rilevato dal giudice per le indagini preliminari è stato approfondito, accertato, e ogni ulteriore verifica condotta ed estesa, laddove lo abbiamo ritenuto necessario ed utile, anche ad ulteriori aspetti. Tuttavia non sono emersi elementi di responsabilità, per cui abbiamo rinnovato la richiesta di archiviazione».

Per la Procura non ci sono responsabilità di terzi nella morte di Mattia Mingarelli, ma per i famigliari le cose stanno diversamente, tanto che due poderosi atti di opposizione sono già stati presentati.


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