Caso Balsamo, al via un nuovo processo  Da accertare se l’assassino sia pericoloso
Emanuele Casula, il giovane di Grosotto condannato per l’omicidio di Veronica Balsamo

Caso Balsamo, al via un nuovo processo

Da accertare se l’assassino sia pericoloso

La Cassazione ordina al Tribunale di Sondrio di stabilire se serva una misura di sicurezza. Ha ucciso una ragazza ma potrà tornare libero tra dieci anni. Di nuovo in aula il 16 novembre.

Il caso Balsamo si arricchisce di un nuovo doloroso capitolo. Il prossimo 16 novembre Emanuele Casula, il giovane che il 23 agosto del 2014, in un bosco di Grosotto, uccise l’amica Veronica Balsamo in seguito a un banale litigio, dovrà ripresentarsi in un’aula del Tribunale di Sondrio.

Dopo aver confermato la condanna a 20 di reclusione, la Corte di Cassazione ha ordinato al giudice per le udienze preliminari valtellinese di stabilire se non sia necessaria una misura di sicurezza una volta che l’imputato uscirà dal carcere. Per rivedere il giovane grosottino (adesso ha 23 anni) circolare liberamente per la Valle non bisognerà aspettare secoli: d’accordo la condanna a 20 anni, ma tra 10 potrà comunque tornare a casa. Lo prevedono le norme sull’esecuzione della pena in Italia.

Dopo la sentenza di condanna a 20 le vittime avevano gridato apertamente allo scandalo. Anche la Procura sondriese si era opposta alla sentenza, ricorrendo alla Cassazione. Proprio la Suprema Corte però, lo scorso mese di giugno, aveva rispedito al mittente il ricorso, giudicato inammissibile. Restava da definire la questione di un’eventuale misura di sicurezza da applicare all’imputato una volta che potrà tornare a circolare liberamente per strada, e tutt’altro che da vecchio, visto che avrà poco più di trent’anni.

In sostanza, si chiede adesso al giudice sondriese di appurare se Emanuele Casula possa fare ancora del male.

Quella notte di tre anni fa aveva ucciso l’amica Veronica a colpi di pietra, aveva cercato di nasconderne il cadavere e, poco dopo, aveva piantato un cacciavite nella testa di un uomo del posto, lasciandolo in vita ma ridotto per sempre a un vegetale.

L’avvocato Francesco Romualdi, legale dell’imputato, aveva chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato, garantendo al proprio assistito lo sconto di un terzo della pena. Riuscendo a evitare l’ergastolo, la pena massima sarebbe passata automaticamente dai 30 previsti in caso di processo normale ai 20 scontati per la scelta del rito alternativo.

E così alla fine è stato, grazie al calcolo delle aggravanti e delle attenuanti. La Procura invece aveva sempre puntato sull’ergastolo, anche in considerazione del fatto che l’omicidio, l’occultamento di cadavere e le lesioni gravi provocate a Gianmario Lucchini, l’uomo di 36 anni colpito con il cacciavite in un vero e proprio tentato omicidio, non esauriscono la lista dei reati commessi dall’imputato quel giorno.

All’elenco vanno aggiunti anche una serie di furti. Quello di farmaci all’ingresso della farmacia e quello di un’auto in sosta davanti al ferramenta e di una bicicletta al bar del paese. Da qualche giorno il ragazzo dava segni di squilibrio, ma, nonostante un temperamento piuttosto incline agli scatti d’ira, nessuno a Grosotto e a Grosio, il paese di Veronica, aveva neanche lontanamente immaginato un epilogo del genere.


© RIPRODUZIONE RISERVATA