Caro acqua,  occupata la fontana
Le donne che hanno occupato la fontana a Bema

Caro acqua, occupata la fontana

Iniziativa di un gruppo di donne villeggianti per protestare contro le bollette

Lotta sui fronti della tutela legale collettiva, con una “class action” l’azione legale collettiva condotta da uno o più soggetti e che viene portata avanti a livello provinciale. Lotta dura, con iniziative anche fortemente anticonvenzionali, come lo stop al pagamento delle bollette. E un sit-in in luogo pubblico, simpatico e anticonformista che vuole riproporre il contrasto e la protesta contro i recenti forti rincari sulle tariffe del servizio idrico integrato. A Bema, centro che ha già fatto parlare di sé per le proteste contro gli aumenti sull’acqua pubblica, nelle scorse settimane sono scese in campo le donne. Durante il soggiorno estivo, un gruppo di villeggianti con seconda casa a Bema ha «occupato» simbolicamente un’antica fontana. Lì hanno lavato i panni, hanno scattato delle foto, animato il luogo, a sottolineare la propria intenzione di protesta. Una protesta, che come hanno chiarito, vuole esprimere sul tema, «la coscienza e la tenacia al femminile». Si firmano “Un gruppo di Donne, con seconda casa a Bema” e riversano in uno scritto il proprio malumore. «Quante volte – hanno ricordato tornando sul tema degli aumenti tariffari – ammoniamo i nostri figli dicendogli: “chiudi il rubinetto e non sprecare l’acqua, è un bene prezioso”! Questo bene prezioso – precisano – oggi viene persino, malamente sprecato lasciandolo scorrere e scorrere senza controllo e senza un piano di riciclo e trasformazione in energia alternativa. Forse perché – si ipotizza provocatoriamente – si è trovata la soluzione per “accollare” a qualcuno i costi, con l’acqua che viene fatta pagare con forti aumenti all’utenza dei residenti e caricando ancor di più i non residenti. Tutti alle prese con cifre forfettarie che appaiono persino “assurde” e tariffe altissime sugli ultimi consumi. Noi – hanno aggiunto le donne che hanno animato la protesta bemina – vogliamo dire al mondo intero che vogliamo pagare l’acqua e vogliamo che ci sia un contatore che misuri il consumo reale, ma vogliamo pagare il giusto. Certi aumenti per noi non sono accettabili. E nel rispetto di questo bene prezioso, del suo valore, a cui per prime teniamo, siamo andate a lavarci e a lavare al “pozzo” per dimostrare che abbiamo una coscienza collettiva contro lo spreco».


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