Venerdì 30 Maggio 2014

Carceri troppo piene
«Fuori i piccoli spacciatori»

In due ore la Cassazione ha dato una mano alla soluzione del problema del sovraffollamento carcerario: i supremi giudici, infatti, hanno dato il via libera alla riduzione delle pene definitive per gli spacciatori abituali di droghe leggere - o comunque in carcere per fatti di lieve entità legati agli stupefacenti - ai quali non erano state concesse le circostanze attenuanti prevalenti sulla recidiva dopo il giro di vite introdotto dalla Fini-Giovanardi.

Alcune migliaia di persone in cella, dunque, potrebbero presto uscire dalle prigioni: tre-quattro mila secondo una prima stima dell’amministrazione penitenziaria. Fino a diecimila secondo i numeri, meno cauti, forniti da Franco Corleone, il coordinatore dei garanti dei detenuti. Complessivamente, per reati legati agli stupefacenti, sono in carcere circa 21mila detenuti. Senz’altro - hanno chiarito subito fonti della Suprema Corte - non saranno rimessi in libertà i condannati per spaccio di droghe pesanti commesso con l’aggravante dell’associazione.

Quello ’fornitò dalla Cassazione è un aiuto per il Guardasigilli Andrea Orlando che sottolinea come, adesso, in forza di questo verdetto, «l’uscita dall’emergenza carceri sarà più rapida».

La decisione degli “ermellini” «mette l’Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mette più ’n regola con la Carta di Diritti dell’Uomo», ha spiegato Giuseppe Maria Berruti, direttore dell’Ufficio del Massimario della Cassazione. «Il diritto non è immobile, cambia a seconda del quadro storico di riferimento e questa vicenda - osserva ancora Berruti - dimostra che il quadro storico è mutato rispetto a quando la legge Fini-Giovanardi venne emanata», circa otto anni fa. La decisione, secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, «contribuirà a decongestionare il nostro sistema penitenziario. Tutti i detenuti che hanno subito gli eccessi di pena della legge Fini-Giovanardi potranno ora finalmente ottenere il ricalcolo del loro periodo di detenzione. Si tratta di varie migliaia di persone». Ma non mancano le voci critiche.

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