Canyoning, la tragedia non ferma lo sport
Il torrentismo è una pratica che va affrontata con attrezzatura idonea e soprattutto comprovate capacità

Canyoning, la tragedia non ferma lo sport

Gordona, il grave incidente in Val Pilotera lascia la Valle attonita, ma per gli appassionati fa parte del rischio. Il direttore del Consorzio turistico, Pighetti: «Numeri non ne abbiamo ma è un settore in costante crescita».

«Tutte le attività in montagna comportano dei rischi, sicuramente il canyoning per il contesto in cui si svolge non sfugge a questa regola. Si tratta di una attività che va ben preparata e affrontata con cautela». Ma a cui la Valchiavenna non può rinunciare, neppure in un momento in cui il risvolto turistico dell’attività passa in secondo piano di fronte alla scomparsa tragica di due persone.

E probabilmente non si temono nemmeno effetti negativi da questo punto di vista. «Chi fa questo genere di attività sa perfettamente che non si tratta della scampagnata dietro casa alla ricerca di qualche fungo - commenta il direttore del Consorzio di promozione turistica della Valchiavenna Filippo Pighetti -. Attualmente non abbiamo strumenti di rilevazione per monitorare le presenze in valle legate al canyoning – spiega il direttore – anche perché non è affatto detto che le persone che si fermano in valle lo facciano solo per quello e non come attività estemporanea. Noi ci limitiamo a ricevere le segnalazioni di richieste di guide o di informazioni e a girarle a chi di competenza. Sicuramente si tratta di una fetta di mercato partita come nicchia e cresciuta molto negli ultimi anni».

Un mercato che si muove in modo autonomo tra le due valli di Gordona, ma non solo. Ci sono anche forre al di fuori di questa piccola mecca del canyoning. Come nel torrente Mengasca. A Samolaco. Un dato, sicuramente molto indicativo per capire la portata del fenomeno, è quello fornito al termine della stagione 2017 dal Consorzio della Valbodengo. Al termine della stagione furono “venduti” 3500 pass giornalieri per la Val Bodengo e la Val Pilotera. Esclusi quelli legati a proprietà in quota, insomma. Secondo una stima il 70% di questi erano dovuti al canyoning. Un pass per ogni mezzo, quindi molta più gente a salire con caschetti, corde e mute. Un conto, sicuramente molto approssimativo, parlava di circa 5000 persone in acqua.

Tanta gente al termine della giornata rientra verso casa, gli italiani soprattutto, ma tanta gente si ferma nelle strutture ricettive della valle. Con tipologie diverse rispetto anche alle modalità di accesso al comprensorio dei torrenti Boggia e Pilotera: «In base alle richiesta ricevute dai nostri uffici – continua Pighetti – gli stranieri che vengono a fare canyoning in valle hanno esperienza e capacità tecniche tali da poter andare da soli. Gli italiani, invece, sono più orientati all’utilizzo di una guida che li accompagni».

Fino alla tragedia di sabato una media di 3-4 incidenti all’anno. Anche meno e in gran parte senza - per fortuna - gravi conseguenze per la salute.


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