Cantù, la lite e 7 coltellate:

l’ultima alla gola

Cantù, la lite e 7 coltellate:  l’ultima alla gola

La ricostruzione del delitto di Vihizzolo: Celestina si era lamentata vivacemente per il rumore del tagliaerba, Bellugi è andato in cucina

Ieri il primo esame esterno sul corpo, seguirà l’autopsia

Omicidio via Cartesio. L'arrivo del carro mortuario e l'ingresso nell'appartamento della bara

Omicidio via Cartesio. L'arrivo del carro mortuario e l'ingresso nell'appartamento della bara

Sono le 11.30 di martedì quando Massimiliano Bellugi, 40 anni, giardiniere disoccupato - alle spalle una condanna patteggiata a un anno e mezzo per maltrattamenti in famiglia relativa a fatti del 2015 (quando viveva ancora con la sua prima moglie a Oltrona San Mamette) - chiama i carabinieri e confessa di avere ucciso a coltellate Celestina Castiglia, 78 anni, ex bidella in pensione, la madre della sua convivente.

Gli inquirenti cercano prima di tutto di capire il clima in cui è maturato questo omicidio. Almeno in un paio di occasioni in passato i carabinieri erano già intervenuti per sedare dissidi scoppiati nella casa di via Cartesio a Vighizzolo, che si erano mantenuti solo a livello verbale. E l’anziana signora, grazie anche alla mediazione dei militari, si era mostrata persona magnanima: aveva deciso di non sporgere denuncia.

La dinamica, di quello che ha tutte le caratteristiche di un delitto d’impeto, deve essere ricostruita attimo per attimo, a partire da quando Bellugi si trova nel giardino dell’abitazione di via Cartesio a tagliare l’erba. Celestina Castiglia, donna che non ha peli sulla lingua, gli dice qualcosa. Forse si lamenta per il rumore. Ne nasce un battibecco. Forse lei gli rinfaccia, e non sarebbe la prima volta, la sua condizione di disoccupato.

È la provocazione a cui Bellugi ha fatto cenno con gli inquirenti? Fatto è che lui schiuma di rabbia. Lascia il tosaerba, sale in casa, prende un coltello da tavola seghettato e appuntito, scende di nuovo in giardino e affronta l’anziana donna. È mosso da una furia cieca: la colpisce, secondo quanto appurato dall’esame esterno del cadavere, almeno sette volte, al torace e all’addome. Ma il fendente fatale è al collo.

L’articolo completo nell’edizione de La Provincia in edicola giovedì 3 ottobre


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