Canoni idroelettrici aggiuntivi  «Il 100% ai territori montani»
Attualmente i Comuni introitano solo il 50% delle risorse rese disponibili dai canoni idroelettrici

Canoni idroelettrici aggiuntivi

«Il 100% ai territori montani»

La Regione incasserà 30 milioni sulle concessioni in proroga. Martinazzoli (Lega): «Risorse da destinare a progetti strategici di sviluppo».

Assegnare ai territori montani tutti i fondi in arrivo dai canoni idroelettrici aggiuntivi, per sostenere «progetti strategici di sviluppo». E non si parla certo di spiccioli, visto che la Regione conta di incassare prossimamente circa 30 milioni di euro sulle grandi concessioni scadute dal 2010 in poi e attualmente in proroga.

A portare la proposta al Pirellone è stata Daniela Martinazzoli, consigliere regionale della Lega, che sul tema ha promosso un ordine del giorno al bilancio che vede come primo firmatario il presidente della Lista Maroni Stefano Bruno Galli: destinatari, i Comuni montani della Lombardia, a partire dagli enti locali di Valtellina e Valchiavenna.

«Stiamo andando finalmente verso la conclusione di un lungo iter amministrativo – ha spiegato Martinazzoli illustrando il documento -, con la possibilità di riscuotere circa 30 milioni di euro di canoni aggiuntivi che potranno essere destinati ai Comuni montani della nostra regione. Con questo ordine del giorno, concordato con il sottosegretario alla Montagna Ugo Parolo e con l’assessore regionale Massimo Garavaglia, consentiremo ai Comuni di ricevere il 100% delle somme riscosse, anziché il 50% attualmente previsto. Queste importanti risorse aggiuntive potranno essere destinate al finanziamento di opere da tempo attese dal territorio, consentendo interventi di grandi rilevanza sulla rete infrastrutturale e a sostegno del tessuto economico, produttivo e turistico della montagna».

L’ordine del giorno è legato all’assestamento di bilancio della Regione e prende le mosse dai provvedimenti che hanno introdotto i canoni aggiuntivi per la proroga delle grandi concessioni idroelettriche.

A metà luglio la Corte costituzionale «ha riconosciuto la legittimità della norma regionale nel campo della prosecuzione temporanea al fine di garantire la continuità della produzione elettrica», si legge nell’ordine del giorno, quindi «gli operatori devono pagare i canoni aggiuntivi arretrati che da un primo calcolo vengono indicati a quasi 30 milioni di euro». Considerato che «la quasi totalità delle grandi derivazioni in prosecuzione temporanea» si trova in territori montani, prosegue il documento, e che «le risorse provenienti dallo sfruttamento idrico risultano essere lo strumento economico naturale per garantire interventi di sviluppo e tutela del territorio montano», l’ordine del giorno impegna la giunta regionale «a destinare la totalità delle risorse relative ai canoni aggiuntivi ai territori montani, affinché vengano impiegate per progetti strategici di sviluppo condiviso attraverso processi di partecipazione attiva».


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